Uno de los medios más eficaces para que las cosas no cambien nunca por dentro es renovarlas - o removerlas - constantemente
por fuera
juan de mairena

Newsletter

Nome
E-mail

Links

Per ordinare un libro inviare una email cliccando sulla copertina corrispondente

Il mondo alla rovescia del signor D’Andrea – Un’analisi dei sovranisti

up_downPremessa

Le note seguenti prendono in esame l’ideologia del Fronte Sovranista Italiano (FSI) così com’essa emerge dagli scritti di alcuni suoi esponenti di spicco. Il testo è una sorta di estensione della Lettera aperta ai compagni di viaggio e si presenta quindi come un suo complemento. Qui vengono presi in esame soprattutto gli argomenti di Stefano D’Andrea, il presidente dell’ARS, perché li si considera una summa del pensiero sovranista. Il presente documento nasce da una discussione interna a Faremondo in merito alla possibilità o meno di poter interloquire con tale movimento. Per questo nel corso dell’analisi si enumeravano una serie di precondizioni per poterlo fare nel caso l’intento fosse andato in porto. La prospettiva era talmente remota che poi non se ne è fatto nulla.

Novembre 2016 F. Soldani

Condizioni preliminari

1. Se si volesse dar vita ad uno scambio di vedute e ad un confronto, si dovrebbe far pervenire a D’Andrea il commento all’indegno articolo di Paccosi (stimato e apprezzato però da Badiale, da Leone, ecc., tanto da promuoverlo e caldeggiarlo sul sito ufficiale dell’associazione: Appello al popolo, raccomandandolo agli iscritti e agli attivisti) e richiedere che venga letto e commentato e venga presa posizione in merito. Gli indecorosi argomenti di questo personaggio, una rimasticatura di spazzatura italica e statunitense, sono già stati presi in considerazione nel saggio: Lettera aperta ai compagni di viaggio del novembre scorso. Tale scritto, insieme ad una copia de Il porto delle nebbie, è stato spedito inoltre anche a Sergio Federici perché ci si rendesse conto dell’effettivo stato delle cose.
Federici tuttavia non ha mai risposto alle considerazioni contenute in detto documento, anche se presumo che il plico gli sia arrivato, e ne deduco quindi che non sia interessato ad una discussione dei problemi sul tappeto e preferisca ignorare la questione. Anche questa nondimeno è una piccola circostanza significativa. Come dicevano i classici? Per capire come stanno le cose, dal silenzio si può imparare molto più di mille parole.

2. Dovrebbero come minimo prima leggersi tutti i lavori dei ricercatori statunitensi sull’11 settembre e documentarsi in merito all’effettivo stato delle cose. In subordine dovrebbero perlomeno prima prendere in esame la documentazione addotta ne Il porto delle nebbie, anche solo per confutarla, ammesso che l’impresa sia possibile da parte di veementi anticomplottisti come essi sono: e lo sono per motivi essenziali, giacché se non lo fossero il loro castello di carte cadrebbe miseramente in rovina, prima di poter instaurare un dialogo alla pari con chicchessia. Gli si potrebbe chiedere, certo, in alternativa a tutto quanto precede, di leggere perlomeno il volume della Wood, Where did the Towers go?, e poi caso mai entrare nel merito dei problemi che accuratamente evitano di prendere in considerazione.

3. Si dovrebbe imputare loro il fatto che denigrando tutte le teorie del complotto ripetono puramente e semplicemente gli argomenti dei media americani e riciclano materiali loro forniti dall’establishment e dai quattro governi Bush-Obama degli ultimi quindici (dicesi 15!) anni («l’IS non è uno strumento, precisazione importantissima, che ci allontana e ci distingue dal linguaggio complottista [e uno!], che lo vuole strumento altrui»; «l’IS è antistatunitense»; «l’IS ha un suo piano e una sua agenda autonoma dagli americani»; «l’IS è sempre stato nemico degli USA dal 2004-6 in Iraq, quando si chiamava ISI»; e via di questo passo): si fanno cioè megafoni ossequienti della spiegazione dell’esecutivo Usa, essa stessa una teoria del complotto, ricalcandone l’aggressivo significato (di qui anche il livore di D’Andrea, nel suo articolo, contro i complottisti – «…alcuni sciocchi teledipendenti putiniani complottisti [e due!] e sedicenti antimperialisti», «teledipendenti putiniani complottisti [e tre! Giusto perché sia chiaro cosa ne pensa, lui, delle macchinazioni del potere di fatto!] e sedicenti antimperialisti» -, neologismo quest’ultimo coniato ancora una volta da fonti americane per screditare ogni dissenso motivato e disinvoltamente usato da D’Andrea & Co. con lo stesso fine, circostanza che dimostra quanto siano a loro agio nell’uso spregiudicato del linguaggio padronale, un linguaggio che come ci ha precisato il canadese Rodrigue Tremblay «è quello dell’inganno», non della spiegazione delle cose: ma di tutto ciò – di nuovo – il D’Andrea non sa nulla e dimostra d’avere un deficit cognitivo notevole o se ne ha contezza lo usa scientemente allora con lo stesso intento per cui è stato creato). D’altro canto, il livore di D’Andrea nei confronti del complottismo è una merce comprata di seconda mano sul mercato Usa e si spiega col fatto che i guastafeste complottisti, questi poveri di spirito responsabili di tutti i mali del mondo, come sappiamo dall’illustre Paccosi, rappresentano secondo quest’ultimo la più completa «negazione della soggettività sociale». Questo perché la concezione complottista del mondo, è sempre Paccosi che ce ne rende edotti, crede che «classi e blocchi sociali non possano costituirsi in soggetto storico e politico» (inutile dire che con questo suo ulteriore enunciato Paccosi ci fa entrare di nuovo solo in un altro mondo alla rovescia, giacché è proprio grazie al fatto che sono individui senzienti e attivi che i dominanti possono pianificare i loro disegni e mandarli ad effetto tramite gli arcana imperii e i grandi mezzi di cui dispongono!).
E questo aspetto del loro pensiero è decisivo. Per la seguente ragione: «L’idea che la soggettività sociale, di massa o di classe non possa esistere, è in effetti la quintessenza del pensiero reazionario. Negare l’esistenza della soggettività significa, in sintesi, promuovere la rassegnazione, stimolare la desistenza fatalistica e, in ultima istanza, elevare l’atto di scrivere sul web a unica forma di attivismo politico possibile». Tramite questa sua caratteristica emerge dunque la vera natura del fenomeno: «il complottismo rivela la sua funzione di servizio al potere costituito». Stando così le cose, almeno ad avviso dell’aria fritta distillata dall’alambicco alchemico di Paccosi, da tutta la nebbia precedente non può che seguire una sola conclusione, fatta anch’essa ovviamente della stessa materia che le ha dato i natali: «Chiunque abbia partecipato, anche minimamente, a conflitti riguardanti la relazione tra Capitale, Stato e Lavoro, ha avuto modo d’individuare la natura intrinsecamente autonoma del conflitto di classe. Per quanto partiti, sindacati e avanguardie abbiano sempre svolto strategie, funzioni direttive e/o di mediazione intorno a tale conflitto, esiste e permane una datità sostanziale, un’oggettività ontologica (sic!) dell’essere umano quando, in maniera concatenata e cooperante, scende in lotta contro il potere costituito».
E così adesso, tramite l’alata e proprio per questo completamente campata in aria spiegazione di Paccosi, siamo ora in grado di capire meglio perché D’Andrea (supportato da Badiale, D’Onofrio e gli altri membri presumibilmente del Comitato direttivo dell’ARS) si sia scagliato con particolare virulenza contro i meschini complottisti che col dito puntato verso il suo occhio gli additavano una realtà fisica secolare (e troppo poco ontologica evidentemente) diametralmente opposta al suo mondo di fumo.
L’avventurismo di questi personaggi è davvero irresponsabile, come ci dimostrano per l’ennesima volta anche gli spropositi di Paccosi in merito a “epistemologia” (per di più alla Popper!), “oggettività ontologica” e financo “il pensiero di Hegel”. Non solo discettano di cose che non conoscono e parlano dunque di quello che non sanno, ma sono persino capaci di non intendere appieno nemmeno quello che dicono.
Così, dopo aver fatto di tutt’erba un fascio e aver riunito sotto il termine complottismo qualunque tendenza (persino quella spiegazione ufficiale degli eventi che condividono!!), ogni cosa e il suo contrario in pratica, démarche già di per sé grave giacché ha cancellato ogni distinzione tra i diversi fenomeni, usano questa loro creatura tanto come straw man contro cui scagliare ogni colpa (un atto, quest’ultimo, sia detto di passaggio, profondamente psicanalitico), quanto come facile testa di turco a cui contrapporre una presunta «soggettività sociale» che rappresenta soltanto una loro premessa gratuita (in realtà onirica, in senso scientifico, anche se di questa genealogia non sanno niente) e quindi destituita di ogni ragion d’essere, nulla o uguale a zero in altre parole.
L’aspetto oltremodo surreale di questa situazione è dato dal fatto che il loro presupposto è della stessa natura di quello da loro attribuito ai complottisti e non si distingue quindi in nulla da quest’ultimo. Da tale punto di vista, paradossale al massimo, in pratica la natura attribuita alle spiegazioni rivali non è altro che uno specchio della loro concezione e come tale quest’ultima cade da sola, tramite i suoi stessi argomenti, sotto quella medesima confutazione che si voleva invece applicare alla impostazione avversa e avversata.
Vale davvero la pensa mettere in rilievo in una breve sintesi il carattere intimamente surreale di questa logica:

●prima si fa di tutt’erba un fascio delle varie spiegazioni che spiegano il reale tramite le multiple macchinazioni del potere;
●dopo aver costruito questo comodo punching ball lo si scredita una prima volta sostenendo che rappresenta «la quintessenza del pensiero reazionario»;
●a seguire la si scredita una seconda volta mettendola «al servizio del potere costituito»;
●le si imputa anche la responsabilità di aver fatto «retrocedere addirittura il pensiero umano di oltre due secoli»
(l’elenco pressoché completo dei capi d’accusa di Paccosi contro i complottisti si trova in Lettera aperta ai compagni di viaggio);
●poi le si contrappone una interpretazione basata sulla «soggettività sociale» e l’agire politico autonomo e attivo delle classi e dei gruppi sociali;
●infine, nemmeno ci si rende conto del fatto che quest’ultima premessa è essa stessa una petitio principii che in linea di principio non differisce in nulla dalla moneta falsa prima coniata e ne rappresenta solo l’altra faccia;
●in ultimo, senza neanche capire su quali sponde surreali è approdata, questa concezione ritiene di poter fare dei suoi presupposti del tutto gratuiti – e presupporre, scientia dixit, è ignorare – il grimaldello politico-costituzionale tramite cui poter rinnovare questo paese.

In questo modo, tali personaggi (i Paccosi, i D’Andrea, i D’Onofrio, i Badiale, ecc., le teste pensati dell’ARS insomma) sia s’infilano da soli in labirinti surreali da cui non usciranno mai più (giacché di questi ultimi fanno la loro stabile dimora), sia mettono capo ad un mondo capovolto che rappresenta l’esatto contrario dell’effettivo stato delle cose, una sfera fittizia di realtà da scansare come la peste se non si vuole rinunciare ad ogni principio d’intelligibilità dell’esperienza. Dal questo punto di vista, è persino logico, ma non meno paradossale, che abbiano cercato di addebitare ai poveri complottisti, in un liberatorio per quanto arcaico rito biblico, i loro innati limiti.

4. Oltretutto, lo fanno sia mutuando dai pezzi grossi Usa come Farrell i loro argomenti, sia a discendere verso il basso dai loro epigoni italioti come Barnard e soprattutto Roberto Ciccarelli, l’epitome massima nel nostro paese del pensiero-suddito (a proposito dei fuorvianti mondi di fumo che questi due personaggi secernono dai loro molti pori maleolenti si veda Il porto delle nebbie).

5. Inoltre, così facendo D’Andrea si mette sullo stesso piano di tutta la sinistra italiana del nostro passato più remoto – un nome per tutti: Rossana Rossanda e “il manifesto”, a suo tempo epitome massima di tutta questa paccottiglia ideologica – e quindi non di distingue in nulla da tutto il pregresso ciarpame storico che ha ammorbato per decenni l’Italia e soprattutto le nuove generazioni del nostro paese. D’Andrea e i suoi sodali (si parla sempre dei vertici dell’ARS non della base dei militanti, ammesso che ne abbiano una) sono anzi nipotini minori di quella sciagurata tradizione pregressa (vedi meglio più avanti).

6. A seguire, D’Andrea & Co. non prendono mai in considerazione i fatti e le prove disponibili, dimostrando di non conoscere per nulla le cose di cui invece con spudorata nonchalance discettano (sulla scia del resto di personaggi compromessi coi servizi segreti italiani e atlantici come ad esempio Franco Piperno e altri ancora). E il bello è che nemmeno possono prenderli in esame, come invece è necessario fare, perché se lo facessero andrebbe in fumo tutta la loro impostura. Se non lo sanno, dimostrano solo di essere nel migliore dei casi degli sprovveduti senza nessuna qualità. Se lo sanno, sono solo dei disonesti o peggio con i quali è meglio non avere alcun commercio. Del resto, cosa potremmo mai pensare di un chirurgo che pretendesse spiegarci il corpo umano senza aver mai sostenuto un esame di anatomia? Gli concedereste la vostra fiducia? Vi fareste mai curare da un tale Brega Massone?

7. Gli argomenti di D’Andrea, in specie nell’articolo sull’Isis – L’Italia deve combattere l’IS? – comparso il 18 novembre scorso su Appello al popolo, il sito dell’ARS, sia riflettono anch’essi le analisi del Megamedia Usa e ne sono un copia e incolla, sia sono un’altra fotocopia degli interessi americani all’estero, in specie quando trattano dell’industria degli armamenti e del military keynesianism statunitense che sta dietro la scena e orchestra i loro affari, il che la dice tutta in merito alle fonti che sostanziano le loro argomentazioni.

8. In pratica, in merito a quest’ultima questione D’Andrea tanto sposa gli interessi del Military-Industrial-Banking-Academic-Megamedia-Complex (MIBAM) Usa e se ne fa portavoce italiota (vedi a tal proposito l’intervista di Moretti di Finmeccanica in merito al commercio delle armi, copiata sine glossa nella sostanza da D’Andrea), quanto adduce argomenti che oltre ad essere fuorvianti, sono di una nullità assoluta, in quanto non sostanziati da nessun argomento né da uno straccio di dimostrazione. Sono di una pochezza sconcertante degna di miglior causa e tipici al massimo di una riunione di Condominio a cui persino un alunno di quinta elementare non darebbe alcun credito, il che la dice lunga su tale soggetto e l’ARS da lui fondata, personaggio che vorrebbe mettersi alla testa di un ulteriore microscopico partito politico, dichiaratamente atlantico tra l’altro (sulla scia del resto dell’attuale governo, il che dice davvero tutto). Ecco le sue esternazioni:
«Rinunciare a produrre armi per la nostra difesa è una follia»; «Allora che si fa? Si comprano le armi ma non si producono?»; «Tutte le armi potentissime utilizzabili dall’esercito di popolo previsto dalla Costituzione servono in caso di invasione dell’Italia…se il nemico ci attacca»; «Si producono le armi ma non le si vende?»: tutti questi pseudo ragionamenti, oltre a non avere logica alcuna e rispecchiare soltanto gli argomenti di Finmeccanica, una sussidiaria Usa, constano di pura aria fritta (!), tanto da lasciar supporre che, ammettendo che D’Andrea sia dotato di raziocinio, per un verso siano stati pensati con secondi fini, per l’altro verso fossero destinati a uso e consumo di ignari militanti, considerati per di più degli sprovveduti (dei militonti?) da tali personaggi: L’esercito non è più di leva adesso; una macchina bellica per poter funzionare ha bisogno di fonti energetiche, che sono in mano, in regime di quasi monopolio, agli Stati Uniti, senza le quali nemmeno si mette in moto; il sistema di comunicazione interforze, senza il quale un esercito nemmeno si muove, è in mano alla Nato; siamo una potenza nucleare non dichiarata sotto comando Usa e con armi atomiche di fabbricazione e proprietà statunitensi; la stessa Nato, oltre a inglobare una miriade di paesi, ha ormai un raggio d’azione internazionale e perfino mondiale e l’Italia è parte integrante di questo gigantesco dispositivo militare e della sua industria bellica; e via di questo passo. Non contento di tutto il danno che ha seminato a piene mani, soprattutto a discapito delle persone che lo seguono, D’Andrea chiude il suo intervento con un appello al “realismo” politico dell’analisi!! Non converrebbe liberarsi di tali sproloqui consegnandoli ad una qualche discarica politica della storia? L’unica magra consolazione di tutta questa trista faccenda è che al momento questi generali senza esercito per nostra fortuna non contano nulla.
Si tenga presente inoltre il fatto che l’industria degli armamenti di cui D’Andrea fa l’apologia (su commissione?), oltre ad essere inquadrata nel sistema internazionale della produzione bellica dominato dagli Usa e far parte perciò del loro sistema mondiale di basi, rappresenta un grumo di interessi ferocemente avverso a qualunque movimento pacifista e a qualunque demilitarizzazione dei territori nazionali e spinge al contrario per una politica estera aggressiva. Le sue merci, infatti, devono essere esitate e non possono giacere più di tanto negli arsenali.
Tra l’altro, col suo militarismo straccione e d’importazione estera, versione coloniale di quello americano, D’Andrea riesce a mettere tutti i lavoratori del settore bellico contro quella parte della forza lavoro e dell’opinione pubblica nazionale che si batte per la fuoriuscita dell’Italia dalla Nato e da ogni alleanza guerrafondaia, riuscendo così anche a dividere politicamente il lavoro dipendente nel suo complesso su una questione vitale.
Questa circostanza, in prospettiva e nella realtà odierna, tra l’altro manda in pezzi non solo la nostra Costituzione, ma qualsiasi Stato di diritto, in quanto a seguito della natura di quel colossale apparato – che negli Stati Uniti in pratica si identifica col potere politico – la guerra diventa oggi più che mai la strategia politica dell’imperialismo americano continuata con altri mezzi, con mezzi conformi alla natura del modo di produzione capitalistico (altro oggetto misterioso per D’Andrea & Co. di cui non sanno nulla, e al contrario di quella cusaniana la loro ignoranza non è nemmeno dotta!).
Oltretutto, D’Andrea diventa davvero grottesco quando si atteggia, con supponenza degna anche questa di miglior causa, a stratega politico, come se fosse a capo di una sorta di immaginario “governo ombra”: «si può tifare, al più finanziare (ma io mi asterrei) una delle parti ma non bisogna intervenire nella guerra interna siriana, come invece hanno fatto gli Stati Uniti»; «Essere neutrali e stare in pace con i vincitori dei due conflitti è, a mio avviso, politica antimperialista»; «interferire [nel conflitto tra sunniti iracheni e gli sciiti] è già politica imperialista», «L’Italia deve utilizzare il multipolarismo e così devono fare tutte le potenze regionali e le non potenze», et similia (il tipo ragiona come se avesse un posto fisso al tavolo del Council on Foreign Relations!!). Il tutto a prescindere naturalmente dalla più intima vacuità delle sue tesi.
D’Andrea ha una faccia talmente di bronzo da avere il coraggio di imputare a Federici, nel loro scambio di opinioni sull’IS, di aver costruito il suo ragionamento su un presunto «salto logico», solo perché questi sosteneva che l’IS svolgeva «un ruolo filoamericano». L’animosità di D’Andrea verso Federici, oltre che con la supponenza dell’accademico di periferia, si spiega naturalmente col fatto che il primo, come si è prima avuto modo di vedere, ha sin dall’inizio definito l’IS «un soggetto collettivo e un gruppo politico-militare» fondamentalmente «antistatunitense» e «un nemico degli Usa». Guai dunque a toccargli l’immaginario gingillo geopolitico con cui si balocca!
Nella logica à l’envers di D’Andrea ogni interpretazione che non coincide con la sua visione delle cose (completamente falsa tra l’altro) si trasforma eo ipso in un punto di vista da avversare, e lo avversa con argomenti che sono una sola catena di enunciati surreali: «Gli Stati Uniti bombardano l’IS ma non bombardano Assad [no mica!! Qui è di nuovo lo stratega che parla!], però non lo bombardano quanto DESIDERANO alcuni anti-statunitensi del tuo tipo [qui ci si riferisce a Federici] e allora, siccome gli USA non esaudiscono i vostri desideri, sostenete che un soggetto politico collettivo [vale a dire l’IS!] bombardato dagli USA ha “un ruolo filo-americano”». Cercare un qualche senso in questo filo di perle, naturalmente, sarebbe come cercare un gatto in un canile.

9. Inoltre, D’Andrea vorrebbe mettere al centro di una ipotetica riconquista della sovranità nazionale, resa un’impresa impossibile tra l’altro dalle precedenti premesse, proprio quegli interessi americani e quelle forze atlantiche – soggetti che agiscono alle spalle dell’industria degli armamenti e ne sono i proprietari – che sin dall’inizio del secondo dopoguerra e financo prima della fine della guerra hanno reso la Costituzione italiana appena nata un colabrodo e ne hanno ripetutamente violato, senza mai essere stati giudicati da nessuna corte suprema per attentato alla sicurezza dello Stato e della Repubblica e alto tradimento (ultimo in ordine di tempo Giorgio Napolitano, l’ennesimo finto custode della Costituzione!), l’ordinamento democratico del paese, riducendolo a brandelli. Perché nessuna Costituzione possa mai diventare scudo di alcun potere popolare, né rappresentare alcun argine contro gli abusi e le decisioni del potere di fatto, è stato spiegato nel documento inviato a Federici e forse non a caso a questo punto da lui ignorato. Inutile dire che anche in merito a tale dirimente questione D’Andrea non sa niente e semplicemente ignora la sua esistenza. Da questo ultimo punto di vista, questi personaggi regrediscono rispetto persino a Togliatti e alla sua “democrazia progressiva”, che almeno aveva alle sue spalle due colossi mondiali come l’Urss e la Cina del tempo, e fanno di Pietro Calamandrei, un giurista liberale d’epoca addirittura prefascista, il loro classico di riferimento: Lo Stato siamo noi (fuorviante titolo di un volume appunto di tale giureconsulto). Tornano indietro anche rispetto a Giulietto Chiesa, un esponente politico (berlingueriano della più bell’acqua) del vecchissimo Pci – e ho detto tutto direbbe Totò –, nella misura almeno in cui Chiesa aveva una qualche consapevolezza di che cosa fosse successo negli Stati Uniti nel 2001.
Se invece si chiedesse a D’Andrea chi si è reso responsabile dell’11 settembre negli Usa, di sicuro non farebbe altro che ricalcare la spiegazione ufficiale. Se poi, per venire al nostro paese, gli si chiedesse chi è da ritenersi responsabile del sequestro Moro, nonché dello sterminio della sua scorta e della successiva uccisione dello statista democristiano, è quasi certo che attribuirebbe questi eventi alle BR, nel mentre come nel primo caso si è trattato di un atto di Stato. Queste due sue risposte virtuali sono del resto insite nella sua profonda avversione per i complottisti – una voce del suo lessico d’accatto che sia sposa la versione ufficiale delle cose, sia dimentica a bella posta il fatto che la stessa spiegazione governativa degli eventi dipende da un complotto di sedicenti terroristi arabi: inutile dire che DA ha usato quel lemma come una clava contro chi non la pensa come lui e come un deterrente contro ogni messa in discussione della spiegazione ufficiale; più istituzionale di così! – e non rappresentano dunque mere congetture. Al contrario, sono conseguenze del suo pensiero.
In tutti e due i casi, si noti la cosa, giusto per dire quanto conti la Costituzione nel sistema di potere delle società contemporanee e quanto poco essa protegga lo Stato di diritto, i soggetti che hanno perpetrato i crimini, e che quindi hanno fatto a pezzi la Costituzione dopo aver giurato sulla sua carta, erano soggetti ai vertici delle istituzioni democratiche – per l’Italia Cossiga e Andreotti, rispettivamente nel 1978 Ministro dell’Interno e capo del governo allora in carica. Tali individui in seguito sono divenuti persino presidenti della Repubblica nella persona di Cossiga (mandato al Quirinale tra l’altro col convinto appoggio del Pci, il partito che aveva seppellito col caso Moro!). Pure il personale politico dei dominanti, come i loro padroni, ha un macabro senso dello humor. Anche per queste due dirimenti vie, quindi, ne segue che D’Andrea non sa nulla dell’effettivo mondo della geopolitica e del potere reale e per soprammercato ci presenta una immagine capovolta dell’effettivo stato delle cose. Adesso forse si comprende meglio perché Federici non potesse rispondere al documento che gli è stato fatto avere e fosse costretto a tacere, rivelandoci così però la vera e più autentica natura del suo silenzio.
Se avesse infatti preso in considerazione la confutazione di Paccosi e di consimili punti di vista, avrebbe dovuto anche mettere in discussione o portare nella disputa anche le convinzioni di D’Andrea, giacché sono proprio queste ultime che sono un ricalco e molto probabilmente la fonte delle interpretazioni alla Riccardo Paccosi e alla Marino Badiale (divenuto Presidente del Collegio dei Probiviri dell’ARS!). Se lo avesse fatto, quindi, avrebbe rischiato di esporre in una controversia pubblica le concezioni di D’Andrea e perciò avrebbe rischiato di mettere una pietra tombale anche sul progetto dell’ARS, associazione che si identifica con lo stesso D’Andrea e ne è una creatura.
Evidentemente ha creduto di poter scongiurare tale evenienza semplicemente ignorando il documento. Variante tutta italica quest’ultima del più classico struzzo con la testa sotto la sabbia o di chi chiude gli occhi di fronte alle insidie credendo che queste si dissolvano da sole nel nulla. Davvero uno splendido realismo politico quello di chi vive di illusioni! Tra l’altro usando il metodo di sottrarsi al confronto, mettere alla prova le proprie interpretazioni e rifuggire (alla lettera: darsi alla fuga) dalle controversie.

10. In pratica, D’Andrea, a prescindere da tutto il resto, e certo bisogna imporsi di farlo vista la sua dirimente importanza, vorrebbe fare della Costituzione repubblicana il vessillo politico di una riconquistata sovranità nazionale prendendo posizione nello stesso tempo a favore di quei soggetti che l’hanno sin da subito affossata e resa un simulacro sin dalla sua proclamazione! Cosa si potrebbe mai dire di un castaldo che mettesse a guardia del suo pollaio (la Costituzione) la volpe (Nato e Stati Uniti) che ne farà scempio? Si possono mettere dei criminali (o dei banchieri!) a sorvegliare il caveau della banca? Nondimeno, questo è precisamente quello che tramite la sua interpretazione dei fenomeni odierni e i suoi argomenti del tutto fabbricati (da estranei tra l’altro!) si ripromette di fare questo D’Andrea (col suo microscopico staff al seguito, e i militanti di base a fungere da truppa).
Oltretutto, ciò ci dimostra à foison che D’Andrea & Co. ignorano completamente la storia italiana del dopoguerra e non hanno la minima idea di quello che è successo nel nostro paese prima, poco dopo il crollo del regime, e dopo la liberazione. Non hanno la benché minima nozione dei processi politici che sono stati innescati dallo OSS prima, dalla CIA poi, dalla Nato e dagli Usa per trasformare il nostro paese, definitivamente, in una loro colonia e liberarsi di ogni partito, sindacato o movimento sociale di opposizione alla loro strategia geopolitica di lungo periodo. Stando così le cose, converrebbe domandarsi che cosa realmente sanno questi personaggi della realtà italiana e internazionale, visto che in pratica sembrano ignorare quasi tutto. Faremmo prima a inventariare quello di cui in effetti hanno notizia (se mai c’è qualcosa sotto il loro dire).
D’Andrea, compreso il suo entourage, non è dunque in alcun modo un interlocutore affidabile e deve essere piuttosto smascherato per quello che effettivamente è: l’ennesimo ciarlatano venditore di fumo e fake opposition al soldo, scientemente o meno (e se lo facesse su commissione sarebbe meno grave dell’altra possibilità), di interessi esteri e antinazionali. Quale migliore dissimulazione che avvolgersi nella bandiera nazionale per meglio affossarla? Non ha fatto così a suo tempo, l’11 settembre 2001, anche George W. Bush, dando lezione a tutti quanti, sulle rovine fumanti del World Trade Center di New York che in nome e per conto del capitale finanziario americano aveva appena allora distrutto tramite l’inside job per eccellenza del nuovo secolo? Se il 911 è la cartina di tornasole con la quale giudicare dell’attendibilità dei propri interlocutori, ebbene anche questa volta essa ci dimostra che D’Andrea & Co. (D’Onofrio, Paccosi, Badiale, e compagnia cantante) sono solo, scientemente o senza saperlo (e se non lo sanno è ancora peggio), dei fiduciari di terza o quarta o ennesima mano dell’atlantismo europeo e tramite quest’ultimo in ultima analisi degli Stati Uniti.
11. In merito a questo ultimo evento, un turning point nella storia del secolo che allora si apriva, si veda ad es. la seguente dimostrazione forense, della quale D’Andrea & Co. non sanno nulla e che sono obbligati ad ignorare dalla loro stessa forma mentis e dagli argomenti di cui si nutre il loro dire, nel seguente documento video (Irrefutable. An analysis of Where did the Towers go?):


Si può avere gratis il DVD scrivendo ad Andrew Johnson qui: outgoing@checktheevidence.co.uk, che insieme a Judy Wood, invitati da Faremondo e cioè da Emanuele Montagna e da Franco Soldani nel 2011, ha presentato il volume della stessa Wood: Where did the Towers go? proprio qui a Bologna nel Centro Costa.
Tra l’altro, la grande industria americana degli armamenti, intimamente legata al Ministero della Difesa Usa e di cui anzi il Pentagono è un’agenzia, tanto ha trasformato Finmeccanica in una sua filiale estera, quanto – circostanza dirimente ignota a D’Andrea o che questi ignora, volutamente o meno – ha sviluppato una tecnologia bellica che è del tutto classificata in quelli che gli studiosi chiamano black programs e che non è di pubblico dominio, né l’ordinario mondo scientifico, quello accademico o White World sovrastante quello Black delle ricerche segrete, ne ha nozione (a tal proposito si veda di nuovo: Irrefutable. An analysis of Where did the Towers go?).
Stando così le cose, diventa più facile immaginare cosa vogliano dire per la sovranità politica di un paese e l’indipendenza nazionale, al di sotto e a monte della loro veste a prima vista insensata, gli argomenti di D’Andrea prima presi in considerazione. In pratica, sottostante al presunto recupero di sovranità razionale mediante la Costituzione quello che emerge di fatto dall’argomentazione di questo personaggio è precisamente il contrario di quanto statuito! Non male per il dirigente (autonominatosi?) di un partito virtuale che avrebbe voluto ripristinare dell’Italia l’onore perduto!
Si noti anche il fatto che tali personaggi, tutto il gruppo dirigente dell’ARS in altre parole, oltre a non sapere niente e niente aver capito della storia d’Italia più recente, non sanno nulla nemmeno di geopolitica internazionale e ne capovolgono persino per l’ennesima volta la natura. Tramite la loro acrimonia verso i complottisti, livore indotto dallo stesso esecutivo Usa si badi bene, tutti questi soggetti – di nuovo Badiale, D’Onofrio, il capo supremo D’Andrea, e poi a seguire, proprio come in un organigramma aziendale, i vari Leone, Paccosi, ecc.., gli ascari insomma del quartier generale –, tanto sposano la versione ufficiale dell’11 settembre 2001, quanto si vietano da soli la comprensione dell’evento che ha dato forma in origine all’odierno ordine geopolitico e finanziario internazionale! Ignorano cioè l’ordine attuale del mondo, e come cartografi d’altri tempi, sprovvisti di ogni bussola e d’ogni sestante, si avventurano in territori e lande e continenti che non conoscono. Ne potranno mai uscire vivi?

12. D’altro canto, anche nel caso forse probabile ma non certo che D’Andrea sia semplicemente un altro accademico italico che si è riempito la testa di argomenti prefabbricati dall’establishment Usa per meglio depistare i soggetti occidentali e portarli verso strade che non conducono da nessuna parte, se non verso l’inganno che è stato predisposto dagli strateghi del grande capitale americano a danno degli individui, questo eventuale stato delle cose non sarebbe meno grave del precedente.
Se fosse vera questa congettura, infatti, ci troveremmo di fronte ad un soggetto del tutto sprovveduto e inetto a capo di un’organizzazione, l’ARS, che vorrebbe dar vita ad un FSI che se mai nascesse verrebbe al mondo già colonizzato dall’ideologia dominante e succube di quest’ultima. Un simile organismo, sempre che nasca e faccia qualche passo sulle sue proprie gambe (il che è dubbio), sarebbe solo l’ennesimo cavallo di Troia dei dominanti dentro l’opposizione sociale. E lo sarebbe paradossalmente, se fosse vera l’assunzione di partenza, persino a sua insaputa, e verrebbe dunque trattato come un utile “contenitore” tanto innocuo sul piano politico e intellettuale (cioè incapace per sua natura di nuocere al potere costituito), quanto ottimo per fuorviare in maniera permanente e senza speranza gli eventuali soggetti che decidessero di seguirne le orme.
Dal punto di vista della comprensione delle cose e della conoscenza del mondo, l’impostazione di D’Andrea vale zero ed ha persino segno meno, una condizione d’essere a dir poco eccellente da poter gestire da parte dei dominanti perché assicura a questi ultimi di poterla condurre dove essi decidono, mentre dal punto di vista politico-sociale è oltremodo pericoloso sia per gli argomenti di cui si nutre il suo dire, tutti vere e proprie fabbricazioni depistanti, sia per il fatto che trascinerebbe i giovani verso mari senza riva da cui le nuove generazioni, ammesso che qualcuno lo segua, e questo è certo possibile anche se improbabile, non tornerebbero più verso la terraferma e finirebbero per trovarsi, come diceva il poeta, come navi in alto mare senza rotta né naufragio. Non possiamo permettergli di fare una cosa simile, prima di tutto dal punto di vista umano.

13. Per le numerose persone in buona fede mal informate, illuse, disinformate, fuorviate e in definitiva ingannate, non solo dentro l’ARS del resto, da D’Andrea e dal suo staff – (vedi ad es. Lorenzo D’Onofrio che si dichiara «assolutamente d’accordo» con lui, anche con le sue castronerie ovviamente! Tanto che vorrebbe «difendere la sovranità italiana e il ripudio della guerra di aggressione sancito nell’art. 11 della nostra Costituzione» con il military keynesianism di D’Andrea, del Presidente dell’ARS!! Siamo al teatro dell’assurdo, e i personaggi grotteschi che ne calcano la scena, a differenza di quelli, tragici, pirandelliani, hanno già trovato il loro autore. E si noti il fatto che il MiKe in questione rappresenta la punta di lancia del capitale finanziario americano e dell’imperialismo Usa, il primo motore di un’economia che a differenza di quello dello Stagirita fa girare non i cieli profani del nostro universo fisico, bensì il sistema di dominio degli Stati Uniti sull’intero pianeta!) – sarebbe bene condensare tutte le precedenti constatazioni in un documento iniziale indirizzato all’ARS da sottoporre a pubblica discussione, documento da usare come cartina di tornasole per verificare se effettivamente sono interessati ad entrare in una disputa alla pari con altre impostazioni in cui addurre le loro ragioni (ma si è visto che non esistono, in quanto nulle ovvero senza significato, nel migliore dei casi).
Personalmente dubito che possano essere interessati a farlo, in quanto se lo facessero tutto il loro castello di carte andrebbe in fumo e si rivelerebbero per quello che sono: dei ruminatori di nebbia, per dirla coi classici della grande letteratura. Nondimeno, se per caso lo facessero almeno la polemica prenderebbe le mosse da chiari presupposti e probabilmente sarebbe possibile, perlomeno da parte nostra, additare e esporre alla pubblica opinione (quanto meno del web) le loro molteplici finzioni.