Uno de los medios más eficaces para que las cosas no cambien nunca por dentro es renovarlas - o removerlas - constantemente
por fuera
juan de mairena

Newsletter

Nome
E-mail

Links

Per ordinare un libro inviare una email cliccando sulla copertina corrispondente

Intervista di Davide Dell’Ombra a Franco Soldani. Terza parte

Pubblichiamo l’ultima parte dell’intervista di Davide Dell’Ombra a Franco Soldani. È nello stesso tempo la provvisoria conclusione di un dibattito e l’inizio di un ripensamento di tutta l’esperienza dell’Occidente, a cui il Centro studi “Juan de Mairena” intende dar vita quanto prima.

 

DD: La sua risposta è certo esauriente, tuttavia da parte mia mantengo delle riserve su alcuni aspetti di quanto detto. Torniamo però al discorso “politico”: più precisamente, come interpreta Lei le operazioni geopolitiche dell’Occidente degli ultimi dieci anni (anche a partire da quello che ha già scritto in diversi articoli, da me segnalati qui su Sitosophia, apparsi sul sito Faremondo, di cui è attivo collaboratore, e su Sinistrainrete)? E cosa è cambiato, se qualcosa è cambiato, rispetto agli assetti geopolitici prima della Guerra Fredda? Ovvero quando, se un momento c’è stato, il rapporto tra politici e scienziati è stato di natura diversa da quella attuale?

 

FS:

A mio avviso, per le molte ragioni prima spiegate, il mondo scientifico occidentale nasce in simbiosi con il mdpc e i funzionari della DAP, e persino con il personale istituzionale nel suo complesso della “politica”. Quello che nel tempo si evolve sono precisamente le forme (sempre più complesse, intime e segrete) e le dimensioni (in costante aumento tramite i grandi mezzi del potere politico: Big Science, grandi laboratori, grandi Centri di ricerca somiglianti a vere e proprie fabbriche del sapere, gestione delle risorse e dei progetti tramite management, ecc.) di questa simbiosi. L’Ottocento e il Novecento ci hanno offerto numerosi esempi di questa alleanza permanente tra i due domini. E d’altra parte, il mdpc non sarebbe probabilmente mai nato senza il ruolo della scienza, sin dai suoi esordi, nell’organizzazione delle attività industriali.

Il processo in questione si sviluppa insieme del resto ad una crescita esponenziale della produzione manifatturiera in direzione della industria degli armamenti che negli USA ha dimensioni colossali, probabilmente perché è un settore in cui il mercato e il consumo degli articoli vengono creati dalle stesse imprese produttrici e questi ultimi, insieme al portafoglio, ovvero bilancio dello Stato, che fornisce i mezzi finanziari indispensabili all’operazione, hanno dimensioni virtualmente planetarie e in continua espansione: mille basi USA in giro per il pianeta,  ben 6 Stratcom che abbracciano l’intero globo, lo standing army o esercito come maggior consumatore di petrolio del mondo, ecc. Ho documentato questi fatti, con l’ausilio anche di qualche carta topografica, nel mio Il pensiero ermafrodita della scienza.

Tutto ciò è del resto funzionale anche allo sviluppo crescente delle megabanche (MeBa) e dell’imperialismo militarmente aggressivo che contraddistingue l’attuale condotta delle amministrazioni USA, che debbono comunque implementare delle decisioni funzionali agli interessi del capitale interno (della testa nazionale e del corpo internazionale, della mente locale e dell’organismo globale, un moderno Mazzarò con le membra adagiate su tutta la terra e sprofondate nel suo seno come nella novella di Verga). Da questo punto di vista, il 911 doveva essere realizzato e la Costituzione ridotta a carta straccia: il crimine doveva essere commesso, perché i dominanti ragionano come la Mother dell’astronave Nostromo nel famoso film Alien, non a caso programmata dall’Azienda: in caso di necessità, l’equipaggio è spendibile e può essere sacrificato ai superiori interessi dell’impresa. Punto e basta. Vale la pena rischiare la forca, con tutte le dovute precauzioni del caso del resto, se l’impunità è pressoché garantita e il profitto raggiunge il 300%!

 

DD: Come definirebbe Lei i media?

 

FS:

Penso che la definizione più corretta oggi sia MeMe. Questa infatti tiene conto perlomeno di due novità. Per un verso, delle colossali trasformazioni di scala che hanno segnato la loro evoluzione in particolare nel Novecento, parallela si noti la cosa alla trasformazione della vecchia azienda in Giant Corporation di tipo monopolistico (scomparsa del vecchio imprenditore, del cd capitano d’industria, ed emergere delle società per azioni, degli staff manageriali, ecc.). Per l’altro verso, delle nuove funzioni che tali MeMe hanno assunto nel corso del mutamento, proprio come nel caso della metamorfosi di una specie vivente, assunzione del resto resa più facile dalla contestuale scomparsa di ogni fonte alternativa d’informazione (anche se un ruolo simile lo avevano con la war propaganda già nei primi anni del secolo scorso, perlomeno all’interno dei singoli paesi: GB, Francia e Germania sono esemplari a questo proposito). Tutto ciò ha determinato ovviamente un profondo cambiamento del concetto di egemonia. Diciamo che i nuovi apparati della propaganda di sistema, con il loro monopolio della informazione, ne hanno definitivamente preso il posto modificando in profondità i suoi connotati e sostituendoli con nuovi significati.

L’ultimo scatto in avanti è oggi rappresentato dall’uso diretto dei MeMe in funzione bellica, per suscitare e creare tutte le condizioni al contorno necessarie per un’aggressione militare contro paesi sovrani. Basti qui ricordare il ruolo dei Network e della presse nelle recente aggressione internazionale contro la Libia. I funzionari dei MeMe (i famosi giornalisti!) devono essere ritenuti responsabili dei crimini di guerra commessi dalla potenze occidentali contro la popolazione civile e noi di tutte le nazioni aggredite. Punto e basta. D’altro canto, non bisogna dimenticare il ruolo avuto dai Meme nel terrorismo di Stato del dopoguerra e in Italia in particolare durante gli anni di piombo (per noi, non per loro): c’è stato e c’è un terrorismo armato anche contro la popolazione civile dell’Occidente culminato da noi con l’affaire Moro, un caso da manuale dei SeSe!

 

DD: Qual è il confine tra una severa critica del sistema capitalistico e la visione ‘cospirazionista’ del mondo? Lei attribuirebbe al Suo modo di intendere la storia della cultura occidentale questa espressione? Che rapporto c’è tra ‘dietrologia’ e ‘cospirazionismo’? Come intende queste espressioni?

 

FS:

Benché siano esistite ben prima del mdpc, le macchinazioni del potere assumono nel dominio del capitale tanto un nuovo, dirimente significato, quanto vengono chiamate a svolgere nuove funzioni con ben altri mezzi tra l’altro rispetto al passato, quanto infine hanno luogo in quel livello di realtà della società che per comodità definirei ancora sovrastrutturale. Viste da questa angolazione, le cospirazioni sono un sofisticato strumento di azione delle classi al potere, sono il braccio politico forse più importante, in quanto coperto dal segreto e quindi ignoto ai più (sottostante alle istituzioni ufficiali e quindi invisibile), delle loro decisioni. In questo senso, hanno ben poco a che fare, oggi, con le congiure di individui, sette, gruppi, ecc. del passato. Al contrario. Se prima la guerra proseguiva con altri mezzi la  DAP, oggi la macchinazione è divenuta una forma professionale, altrettanto letale, di quest’ultima e un ingrediente indispensabile del suo esercizio, come sanno bene gli addetti ai lavori.

Seguendo la spiegazione di Michael Parenti, prendiamo atto allora di un fatto: <<le cospirazioni da parte delle agenzie nazionali di sicurezza sono componenti della nostra struttura politica, non deviazioni dalla norma>>. Accertato questo, vi è anche da constatare che sono attualmente almeno cinque (dicesi 5) i volti funzionali della cospirazione ufficiale (militare, politico-economica e finanziaria) che sono ormai di dominio pubblico, ognuna del resto articolata al proprio interno e con specifici modus operandi (ad es. le BR in Italia). Essenziali si sono rivelati qui, di nuovo, MeMe e i SeSe o intelligence o arcana imperii ancora. Questo è il loro profilo:

 

A)  contro ogni eventuale nemico esterno (definito in genere prima opportunamente rogue State, outlaw country, ecc.: eg Libia, l’ultimo infelice paese della serie) o presunto tale (l’URSS prima la Russia poi, oggi i paesi Bric, ieri l’Iran ecc.);

B)   contro gli amici interni ad una coalizione come quella Atlantica ad es.: Francia e Germania contro gli interessi dell’Italia oppure Gran Bretagna e USA contro gli altri paesi europei alleati;

C) contro la popolazione civile di una singola nazione o di più nazioni tramite il terrorismo di Stato mediato dai gruppi eversivi e dai SeSe: si veda ad es. la monografia di Ganser: Natos secret stay-behind armies in Europa;

D) contro un dato partito di opposizione mediante agenti esterni e interni allo stesso organismo (eg il Pci in Italia minato dal di dentro e dal di fuori ad opera di agenti dei SeSe) oppure l’eliminazione fisica dei suoi vertici e dei suoi militanti mediante appositi colpi di stato, azioni cruente, interposto fiduciario locale come Israele ad es. (vedi anche il Cile, Cuba, l’America latina nel suo complesso, l’Africa ecc.);

E)  persino contro un dato partito al potere tramite la fronda interna, l’appoggio a date frazioni contro altre e anche l’eliminazione fisica di dirigenti sgraditi: eg eminente Moro da noi oppure ben prima ancora Kennedy negli USA.

         Si tratta di un altro salto d’epoca spiegato bene da Rove e Blankfein, due funzionari di rango attualmente del mdpc: prevedere il futuro, renderlo oggi in un “qui ed ora” programmabile e pianificabile in anticipo, in modo da poter predire i possibili esiti dei disegni e lavorare con migliore razionalità alla loro realizzazione. Insomma, le condizioni al contorno più favorevoli debbono essere create in precedenza dagli attori del gioco e non attese né tanto meno subite né ancor meno usate a posteriori da questi ultimi.

Da tale punto di vista, come ho documentato nel mio Il porto delle nebbie, lo stesso temine “dietrologia” è stato appositamente fabbricato dai MeMe nel nostro paese proprio al fine di poter bollare come insane le spiegazioni alternative a quella ufficiale del rapimento Moro! Esattamente come la clinica diagnosi di <<paranoia>>, partita originariamente dagli USA, è stata in seguito – sulla scia di cotanta fonte – usata come deterrente da tutto l’Occidente e da tutte le sue tendenze e scuole ideologiche (marxisti inclusi, ed anzi in testa al coro) per screditare e marginalizzare il “movimento per la verità” nato dopo il 911.

Oltretutto, gli arcana imperii, mediante i MeMe e i loro zelanti subalterni a contratto, hanno tentato di capovolgere ulteriormente le cose almeno in tre modi consecutivi: sia cancellando dalla scena il ruolo dei SeSe e relegandoli nel cono d’ombra più scuro della notte, sia presentando le istituzioni ufficiali visibili come i soli luoghi della società in cui la storia nasce e gli eventi prendono forma, sia liquidando il potere invisibile di rango superiore che sovrintende al funzionamento della macchina statale e alle condotte dei suoi agenti, dettando a questi ultimi la loro agenda politica.

Da questo punto di vista, le macchinazioni ad opera della DAP rappresentano un arsenale altrettanto potente di quello militare. Non solo fabbricano i mezzi del proprio successo e dunque per la riuscita dei loro disegni a nostro danno, non solo tramite i MeMe si creano da sole il consenso preventivo delle masse, la loro opposizione fittizia e il loro dissenso fabbricato, ma contemporaneamente sono capaci anche di additare come psicotici, e dunque da sottoporre a trattamento farmacologico coatto in appositi centri di cura (come negli Stati Uniti ha esplicitamente proposto a suo tempo Christopher Farrell, ex ufficiale dei servizi militari di intelligence USA), tutti coloro che eventualmente fossero riusciti a scoprirne le imprese criminali.

In questa logica infernale, in pratica le vittime che denunciano all’opinione pubblica il delitto di cui sono state oggetto dovrebbero scontare una pena per aver osato farlo! E tutto questo in via preventiva, prima ancora che si arrivi ad un qualche verdetto, che così viene persino pronunciato addirittura in anticipo rispetto alla corte che dovrebbe istruire l’eventuale processo (che stando le cose come stanno non avrà mai luogo). Chi ha detto che al potere manca la fantasia?

 

DD: Oltre che parlarne, qual è il modo migliore, secondo Lei, per ‘superare’ questo sistema o per conviverci?

 

FS:

Penso che nel ponderare le nostre possibili alternative si debba tener conto anche qui di una circostanza dirimente. Tutti coloro che avrebbero voluto trasformare la società del capitale a partire da alcuni presupposti derivati da una certa interpretazione di Marx, sono andati incontro al fallimento della loro impresa, certo titanica al suo debutto. Il grande pensiero marxista del Novecento, quello che ha nutrito la concezione di Lenin, della III internazionale e del gruppo dirigente cinese, Mao in testa, ha dimostrato tutti i suoi limiti. Se l’esperienza storica insegna ancora qualcosa, essa ha confutato drasticamente quella tradizione del passato. Tutto il suo folto armamentario concettuale – forze produttive, rapporti di potere, sviluppo oggettivo in direzione del socialismo, crollo necessario del capitalismo, scienza come conoscenza neutrale della natura, ecc. – si è rivelato del tutto fuorviante e ha scritto, invece del futuro, il suo stesso tramonto. Questo è un fatto.

Ben diversamente stanno le cose nel caso dei partiti comunisti dell’Occidente che son fioriti nell’epoca dell’URSS e son sopravvissuti fino alla sua dissoluzione. Questi, infatti, han finito col diventare complici della logica del mdpc e dei giochi di potere interni all’establishment del tempo, spesso, ma non sempre, senza saperlo. Il che nei due casi spalma solo sale sulla ferita. Se infatti erano consapevoli dell’alleanza, si sono rivelati soltanto delle canaglie conniventi coi dominanti,e a maggior ragione avrebbero dovuto essere spazzati via. Viceversa, se non lo erano si sono dimostrati essere solo degli “utili idioti” al servizio di altri padroni (riuscendo a capovolgere così, ironia della storia, il significato originariamente coniato dall’Occidente per quella etichetta). Scelga chi può tra le due alternative.

Se si tengono presenti alla mente questi approdi complementari della storia del Novecento, bisogna allora dire che tuttoa patto che non abbia niente in comune con esse – è meglio delle vecchie ideologie e delle vecchie impostazioni politiche, storiografiche, prasseologiche, l’appello al “concreto”, ecc. ecc. del nostro passato remoto. Tutta questa cultura è ormai desueta e fuori gioco rispetto alla natura odierna del mdpc. Le sue spoglie, al massimo, possono ancora tornare utili come cartina di tornasole, per sapere che cosa non dover fare e come non dover pensare quando si ragiona intorno al capitale e alle sue società. Ogni volta che una nostra idea collide con una creatura concettuale qualsiasi di quella numerosa famiglia (la volontà di dominio, le decisioni del potere, l’appello al popolo, la democrazia, ecc.), si può esser certi che siamo sulla strada giusta. Invece di fare la fine, per l’ennesima volta, dei personaggi di Ceravamo tanto amati – <<Volevamo cambiare il mondo e il mondo ha cambiato noi>> –, sembra davvero più saggio cambiare rotta e sperimentare nuove vie per le Indie. Come diceva von Schiller? <<Cercate lungo sentieri diversi, perché è così che la verità viene alla luce>>.

Come si è visto, a differenza di quanto ancora oggi si pensa, già fare ricerca e sviluppare analisi alternative del mondo in cui viviamo significa modificare in qualche modo la cornice del quadro e far emergere una ben diversa “realtà”. Somiglia molto all’invenzione di un nuovo linguaggio. Significa alterare a nostro vantaggio gli equilibri interni delle ideologie che proteggono il sistema (e quasi sempre sono il sistema). La scommessa è poter diventare una sorta di granello nell’ingranaggio, un virus nel software, un insignificante verme nella gigantesca mela. Purtroppo, come ci è stato fatto notare da Thom, aver ragione troppo presto, molto spesso significa aver torto nell’immediato. Le forze, poi, sono quello che sono.

Il nemico, diceva Brecht, ci sta innanzi più potente che mai, mentre noi siamo sempre meno. Molte delle nostre parole sono state stravolte fino a divenire irriconoscibili. Le nostre condizioni sono diventate insostenibili:

 

Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?

Qualcosa o tutto?

Su chi contiamo ancora?

Siamo dei sopravvissuti, respinti dalla corrente?

Resteremo indietro, senza comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

O contare sulla buona sorte?

Questo chiediamo.

Non aspettiamoci nessuna risposta oltre la nostra.

 

Se compito dell’ars poetica, come diceva Novalis, è quello di rappresentarci l’irrappresentabile e di dirci l’indicibile, allora Brecht è per noi, penso, un buon viatico su questa strada. Dobbiamo solo, penso, prendere il coraggio a due mani e avventurarci per vie che probabilmente cresceranno unicamente sotto i nostri piedi via via che le calchiamo. Sta soltanto a noi scegliere di farlo.

È con questo scopo in mente, tra l’altro, che con Emanuele Montagna, Roberto Di Marco ed altre persone interessate al progetto abbiamo deciso di dar vita, a Bologna, al Centro studi “Juan de Mairena”. Si tratta di un’impresa tutta a nostro rischio e pericolo. Nasce senza sponsor di nessun tipo, ovviamente, e si basa esclusivamente sul lavoro e la dedizione dei singoli che ne fanno parte. Suo unico interesse è provare a far nascere, per le nuove generazioni, una diversa forma di pensiero, un nuovo modo di ragionare e di guardare con altri occhi al mondo che ci circonda.

Si tratta, se si vuole, di un’opera da coltivatori della mente, sulla scia di certi processi che avvengono nel regno vivente, in specie con le angiosperme e le gimnosperme. Vorremmo infatti provare a mettere a dimora alcuni semi di conoscenza in grado magari un domani non troppo lontano di germogliare più rigogliosi di quanto oggi le condizioni attuali non lo consentano. Non siamo certo in grado di potere vedere, come avrebbe voluto Macbeth, into the seed of time. Un compito davvero troppo gravoso per noi. Non avremmo avuto comunque le physique du role intellettuale.  Molto meglio accontentarsi di poter seminare in società alcuni seed of a new mind, se possibile. Un cimento decisamente più alla nostra portata e in grado di suscitare, così speriamo almeno, la partecipazione anche di altri soggetti con convinzioni simili alle nostre. Questa è la posta in gioco.

 

Nota biografica

Franco Soldani vive a Forlì. Il suo lavoro tende a rileggere la società del capitale tramite una diversa interpretazione della scienza e il pensiero scientifico mediante una nuova analisi del modo di produzione capitalistico. Insieme a Emanuele Montagna e Roberto Di Marco nel 2006 ha organizzato a Bologna la prima conferenza internazionale sull’11 settembre. Tutti e tre hanno dato vita al sito Faremondo. Recentemente hanno fondato sempre a Bologna il Centro studi “Juan de Mairena”.

 

Piccola bibliografia più recente

 

11 Settembre e <<full spectrum dominance>>. Potere e conoscenza nell’epoca del neoimperialismo (saggio 2006)

Gli inganni della propaganda intellettuale moderna (saggio 2010)

Orwell reloaded (saggio 2011)

Le lezioni del capitale (saggio 2011)

 

Monografie

 

R. Di Marco, E. Montagna, F. Soldani, Scrivere il domani. Logica del capitale, intelletto scientifico e riproduzione di società, Pendragon, Bologna, 2003.

F. Soldani, Le relazioni virtuose. L’epistemologia scientifica contemporanea e la logica del capitale, 2 voll., Uniservice, Trento, 2007.

Id., Il porto delle nebbie. 11 settembre 2001: perché gli ideologi “di sinistra” e i marxisti di tutte le latitudini condividono la storia ufficiale, Faremondo, Bologna, 2008.

Id., Il pensiero ermafrodita della scienza. La rivoluzione cognitiva prossima ventura, Faremondo, Bologna, 2009.

Id., Colonialismo cognitivo. Come e perché tutto quello che pensiamo e che non possiamo pensare è preformato dal capitale, dalla scienza e dalla teologia (perfino quando siamo convinti di ragionare con mente indipendente da tutti e tre), Faremondo, Bologna, 2011.

 

Chiunque fosse intenzionato a leggere uno qualsiasi di questi materiali, può richiederlo direttamente all’autore. Lo si può contattare qui: francosoldani@libero.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *