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  Diciannove ciclisti... (2)
Data
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Aforismatica

Diciannove ciclisti col cappello da terroristi

Antepost (il prima del dopo)

 

Affermazione di principio (assunzione dei Megamedia): diciannove ciclisti su quattro (4) aerei.

La prova che ci sono saliti: non c'è e non è possibile averla. Amen.

Come? Dove è mai la scienza senza la prova? (E dire che qui si tratterebbe di una ben misera e banalissima prova: dei corpi su altri corpi che volano... pochi DNA con qualche mente appiccicata sopra sedili e moquette).

Eppure non c'è. Non c'è la prova iniziale e, tanto meno, la conclusiva. Dunque tutto salta mentre tutto comincia. Così è la scienza (quanto meno da quando Occidente è Occidente).

A chi osò far notare l'ineludibile casino fu risposto: è così perché è così, e più non dimandare.

Diciannove ciclisti sono saliti su quattro aerei: la prova del fatto non c'è ma il fatto è vero e sincero perché ha funzionato. È vero ciò che funziona e vuolsi così colà dove si puote... Questa è scienza.

Sistèmati in bottiglia, il messaggio è uscito fuori da solo.

Cosa ha funzionato? La diretta globale, non v'è dubbio.

Ha funzionato?

Dunque impareremo presto a dubitare di aver avuto dei dubbi.

Altra domanda: diciannove ciclisti sono saliti in bicicletta sui quattro velivoli? Non sta a loro dirlo, ma si ricorderà come almeno tre abbiano dichiarato che le biciclette non erano considerate della partita, per cui non salirono affatto. Che ciclisti sarebbero stati senza lo strumento che tale ti fa?

Ma come? Chi come quando "ha dichiarato"?

Sui nomi ci si può sbagliare, certo (specie quando all'ufficio matricola dei servizi hanno a disposizione tante caselline con dati, foto ecc. e tante persone da collegare a seconda dell'arbitrio del momento). Tuttavia qualcuno con dati, foto e voce è sopravvissuto e nei giorni successivi ha parlato alla stampa. Cioè qualcuno è sopravvissuto alle leggi della fisica. E che male c'è? E sono sopravvissuti – perché qui un'anima non la negheremo quasi a niente – anche il famoso passaporto del ciclista, il testamento e il suo Corano personale.

Ma vuoi scherzare? No, anzi. Presto vedrai che la fisica stessa, la migliore, l'ultima crème, vola come la nuvola più leggera sospinta da onde di fumo aroma limone. E sono proprio queste le mobili colonne del suo tempio, gettate dal cielo, che bellamente abbattono ogni principio di coerenza e vagano qua e là secondo una logica che al bar definiscono ballerina.

Abbandona adesso nella tua mente i mezzi che ti ha messo a disposizione la civiltà. Altrimenti non potrai seguire le orme dei diciannove ciclisti e le loro gesta fuori dal senso comune.

Eppure anche i diciannove ciclisti furono usati, con o senza il loro coinvolgimento. Questo significa che non erano affatto incorruttibili nei recessi della loro mente. Cioè essa era già stata formata in modo che. Narriamo dunque di loro e del loro destino ricordando però le parole di Tatunca Nara: «Noi siamo uomini liberi del Sole e della Luna. Noi non vogliamo gravare il nostro cuore dal peso della loro fede errata e bugiarda». Tatunca Nara parla di fede ed intende tutta la mente occidentale. Meditino i giornalisti...

Armiamoci dunque di altri sogni e guardiamo alle presenti nebbie con l'animo di chi immagina castelli verdi collegati da liane robustissime in una foresta immensa e fresca, colma d'animali e di frutti delicati, dove l'acqua è un dono che nessuno paga.

Quindi, dei diciannove ciclisti mai saliti in bicicletta e forse mai saliti su alcun aereo seguiremo l'epopea muniti di un elemento determinante: i Megamedia dissero che avevano un cappello per potersi riconoscere (sennò di vista non si conoscevano!?): un cappello da terroristi.

Il teorema dato in pasto a cani e porci è stato il seguente. A settembre può fare ancora caldo, negli aeroporti americani è tutto uno sfarfallio di luci metalliche che rovinano il cuoio capelluto, al check-in ti puntano contro le telecamere nascoste e i bocchettoni del condizionatore minimo minimo ti sparano un proiettile gelato in fronte. Dei copricapo sono indispensabili. Consigliati i turbanti di spugna (anche fai da te con asciugamano aggiustato), bene le bandane rosse anti zanzara, non male le papaline in lana argentina foderate di raso. Quando non si tratta di gusti, che non è il caso, è dunque bene ricordare: qui affermare è uguale a negare, e in apparenza senza inganno. E comunque l'inganno sta solo nei tuoi occhi, nella tua mente che trova più protettivo dormire a terra piuttosto che saltellare fra le stelle che non si possono toccare con mano. E appunto per non ingannarci diremo: quando affermare è uguale a negare spiegheremo il perché, parleremo dei termini medi e del processo che dà ragione del sì e del no, e del perché si presentano sulla scena insieme.

Dunque non faremo mai come la teologia e la scienza occidentali, che fondano il conoscibile sull'ignoto o sul nulla da non questionare, cioè da assumere con fede.

Se (come assumono i Megamedia) avevano un cappello per riconoscersi un motivo c'è. Tolti tutti quelli mediatici, degli agenti e dei debunkers, cioè tutti quelli ingannevoli dove affermare una cosa è uguale a negarla senza poter spiegare alcunché, cosa rimane? Che i Megamedia avevano bisogno di dire a tutti che i diciannove ciclisti portavano un cappello da terroristi. Ecco una spiegazione, per quanto rudimentale. Ma siamo già fra le stelle, e ci resteremo a lungo.

(continua)