Gli inganni della propaganda intellettuale odierna I
Data
2010-03-29
Chi non conosce la scienza,
sa ben poco del mondo contemporaneo.
Roland Omnès
In questi mesi a Bologna, per iniziativa del fisico Bruno Giorgini, si stanno svolgendo alcuni incontri intitolati Scienza & Democrazia. Ci si può fare una sommaria idea del carattere degli incontri scorrendo le pagine del blog dedicato all'iniziativa: http://scienzademocrazia.wordpress.com.
Leggendo la traccia preparata dallo stesso Giorgini, Voci per un seminario, siamo rimasti colpiti dal numero e dalla qualità dei luoghi comuni, dalla selva di idee depistanti e dai trucchi cui egli ricorre pur di costruire l'ennesima immagine stereotipata della scienza, ancora una volta del tutto funzionale alla riproduzione del dominio e perciò lontana, troppo lontana da un qualsiasi discorso su cosa possa mai essere oggi la democrazia. Con una scienza come questa e con uomini come questi che la fanno non è possibile alcuna forma di democrazia...
Nello scritto che segue, che proponiamo diviso in sette puntate, Franco Soldani muove dalla critica all'impostazione degli incontri bolognesi e arriva a disegnare un quadro ben diverso della comunità scientifica occidentale e delle sue prassi. Un quadro dove risaltano le forti compromissioni degli uomini di scienza con i funzionari dei media e con quel cielo invisibile sotto il quale scienza e teologia - dato in pasto alle plebi acculturate dell'Occidente il mito della loro irriducibile querelle - si sono invece sempre rincorse ed abbracciate fuori scena allo scopo di scongiurare un qualsiasi salto di consapevolezza circa l'effettivo stato delle cose da parte dei dominati... Gli inganni della propaganda intellettuale odierna è uno scritto che contiene una prima articolata presa di posizione di Faremondo in quanto rete di studiosi e luogo per approfondimenti miranti a rendere possibile il salto mentale fuori da questa civiltà.
Indice
1. Premessa
2. Gli argomenti del cliché
3. Il mondo alla rovescia della propaganda
4. Le imposture dei media e dei loro funzionari
5. I castelli in aria della scienza
6. Scienza e teologia
7. Disegni convergenti
1. Premessa
Di norma, quando si pensa alla scienza ci si immagina una sorta di regno del rigore concettuale, della dimostrazione impeccabile, della logica geometrica e del nitore intellettuale. Di solito, questo è il ritratto della conoscenza razionale che affiora nell´immaginario sociale. Un sapere rigoroso, testato da ripetute esperienze empiriche, che ci svela il comportamento dei fenomeni naturali. Del resto, che una spiegazione scientifica della natura debba essere in sé coerente, e non possa fare a meno di questo suo status preliminare, è un fatto che discende dalla stessa ragion d´essere della scienza e dai suoi scopi istituzionali. Come potremmo, infatti, mai sottoporre a controllo sperimentale una teoria che fosse contraddittoria? Poiché ex falso quodlibet, il principio di coerenza, oltre ad essere un prerequisito basilare dell´intendersi reciproco, costituisce una premessa irrinunciabile di qualunque rappresentazione scientifica del mondo reale.
È sempre rispettato questo principio negli ambienti scientifici odierni? Poiché è la cartina di tornasole di ogni spiegazione razionale, dovrebbe esserlo ed inoltre dovrebbe rappresentare un imperativo professionale ed etico degli scienziati nel loro complesso. In fin dei conti, come ha asserito un noto fisico statunitense, Frank Tipler, la scienza implica l´etica e non può farne a meno. A quanto pare, tuttavia, le cose non stanno affatto così. Prendiamo ad esempio il caso di Bruno Giorgini, un ricercatore del Dipartimento di Fisica dell´Università di Bologna (forse poco diverso in questo da qualsiasi altro dipartimento italiano e forse occidentale di fisica). In questi giorni, Giorgini ha pubblicato un documento – Scienza & Democrazia – che fa da cornice d´insieme ad un ciclo di seminari che avranno luogo in città nel corso del 2010 e che saranno «un´occasione», così si dice, «per studiare, approfondire e riflettere». Vale la pena commentare brevemente l´immagine della scienza che emerge dal pensiero di questo studioso. Per cinque ragioni sostanzialmente:
° sia perché l´Università di Bologna è pur sempre un´istituzione pubblica e le opinioni che circolano al suo interno, come quelle di qualunque altra importante università italiana ed europea, si espongono istituzionalmente al dibattito e all´analisi;
° sia perché del resto, come si avrà modo di vedere più avanti, la discussione pubblica del pensiero scientifico, «per mostrarne le nervature strutturali», qualunque cosa ciò voglia dire, «e le contraddizioni» interne a tutti gli interlocutori, è precisamente uno dei fini dichiarati dell´impresa;
° sia perché quello che viene detto a Bologna potrebbe esser detto dappertutto e dunque a modo suo rappresenta un vero e proprio case study;
° sia perché si presume che rappresenti le tendenze prevalenti della comunità scientifica di cui fa parte o in subordine, quanto meno, della fisica odierna;
° sia infine perché il paesaggio scientifico disegnato dalla sua interpretazione delle cose costituisce un modello insuperabile di dissimulazione e di depistaggio.
In questo ultimo addebito non c´è niente di personale naturalmente. Al contrario, anzi. Assumo infatti che il rendiconto in causa sia pur sempre l´espressione di un punto di vista disinteressato e fedele, non artefatto né mendace, sullo stato dell´arte all´interno della disciplina. La sua natura paradossalmente fittizia, come si vedrà, emerge piuttosto da sola, di fatto, dal complesso delle ragioni di cui si nutre il suo dire. Proprio perché sono vere, in altre parole, si dimostreranno false alla prova dei fatti.
2. Gli argomenti del cliché
A fini di chiarezza e per meglio comprendere i sottili significati di cui si sostanzia l´interpretazione in oggetto, distinguo la complessa spiegazione di Giorgini in una sorta di rubrica ragionata in cui vengono inventariati i diversi argomenti addotti per supportarla.
Figure di una mitologia scientifica
I
In primo luogo, la scienza «è fondata su determinazioni e simmetrie eterne ed oggettive, eternamente ordinate e ripetibili, quindi prevedibili»;
II
da questo punto di vista, la scienza si differenzia dal regno del «desiderio, del caso, del libero arbitrio, della soggettività, in ultima analisi della politica»: questi domini, infatti, rappresentano «le scienze delle narrazioni tipicamente umane, dove regnano l´unicità, il caso, l´imprevedibile, l´irreversibile»;
III
la scienza fa tesoro del «metodo critico dialettico» di Karl Popper, metodo «che s´invera nella possibilità di falsificazione» delle nostre spiegazioni dei fenomeni da parte di teorie alternative o da parte dell´esperienza: lo scienziato è una persona che «tenta di falsificare o corroborare la tesi esposta» dal proprio interlocutore o da un´altra scuola di pensiero;
IV
«La ricerca scientifica e l´invenzione tecnologica sono state lo strumento principale per l´evoluzione umana», in quanto «la strategia evolutiva inventata dall´umanità» – vale a dire, la «strategia del dominio dell´uomo sulla natura» – ci ha permesso «di piegare la natura ai nostri bisogni e di costruire una seconda natura», un grembo artificiale (urbano, biologico e tecnologico) entro il quale la nostra specie ha potuto prosperare per migliaia di anni;
V
la scienza ha potuto conseguire questi risultati perché in fin dei conti, così perlomeno si afferma sulla scia di Freeman Dyson, è sempre stata «un´alleanza di spiriti liberi», sia in lotta «contro la tirannide» (e «la scienza come sovversione ha una lunga storia»), sia capace di scoprire la natura delle cose tramite «l´invenzione di un linguaggio», fatto che tanto rappresenta «uno straordinario esempio di metodo scientifico», quanto la fonte da cui «si dipana la filosofia naturale fino ai nostri giorni». Con le classiche parole di Einstein, si potrebbe forse dire, a questo punto, che tutte le teorie scientifiche sono sempre state «libere invenzioni della mente umana»;
VI
da questo punto di vista, si sostiene, il metodo scientifico prende le mosse «dalla critica galileiana del principio d´autorità», si assoggetta esclusivamente al responso dell´esperienza – la cosiddetta «court of last resort» delle teorie, come recita la formula canonica della fisica ufficiale – e si presenta dunque come un sapere che gode di una «totale o quasi libertà intellettuale di ricerca»;
VII
di conseguenza, la scienza rappresenta anche una grande scuola di democrazia, perché in fin dei conti in origine «scienza e democrazia nascono insieme, intrecciate», all´interno dell´agorà e nel «cuore della polis» greca d´epoca classica, e di pari passo possono nuovamente sviluppare la loro tendenze naturali «in un concreto dispiegarsi di programmi e azioni»;
VIII
il solo modo di corrispondere alla natura più autentica della scienza e fronteggiare i problemi emergenti è quello di introdurre «la scienza, le scienze, nello spazio del dibattito pubblico e della critica sociale». Insomma, si sente «la necessità di una mediazione teorica e critica» che consenta «la trasformazione della scienza, delle scienze, finanche dei suoi metodi e della sua organizzazione» attraverso «una politica democratica di partecipazione alla costruzione e diffusione della conoscenza scientifica». In altri termini: «I cittadini devono entrare nei laboratori e i ricercatori tornare nelle strade, parlando la lingua del popolo»;
IX
nonostante il fatto che l´esistenza di una «authority scientifica», di «una razionalità condivisa tra i cittadini», persino la promozione del «progresso tecnico scientifico», vengano ostacolati dalla «ideologia e/o dagli interessi di parte» che si annidano nei «semplici rapporti di forza accademici (che possono essere molto brutali nonché ottusi)», è comunque possibile una «politica di cooperazione» tra tutti i cittadini che porti ad «una politica di diffusione dei risultati delle ricerche scientifiche e della conoscenza, nonché dei programmi di ricerca»;
X
l´etica insita nella scienza, se ha permesso ad una parte della comunità scientifica, all´epoca del “progetto Manhattan”, di manifestare «il suo dissenso» nei confronti «dell´uso dell´arma atomica», nello stesso tempo ci consente oggi di opporci al «delirio» della biotecnologia e dell´ingegneria genetica, interessate a realizzare sperimentazioni «nei laboratori di mezzo mondo», che vorrebbero «manipolare la coscienza» dell´uomo.
I «seminari di scienza e democrazia» dovrebbero dunque essere i «motori» culturali di questo «nuovo contratto» tra scienza e cittadini, la fonte che ci potrebbe consentire «di tornare alla sovversione galileiana, alla Rivoluzione Copernicana» e sottoscrivere così «un contratto di equità», ovvero di uguaglianza, «tra l´uomo e la natura non più basato sul dominio» e sull´esistenza solitaria della nostra specie come signora e padrona del mondo.