Gli inganni della propaganda intellettuale odierna III
Data
2010-04-19
Sesto enunciato
Se veramente si credesse che la scienza si fonda sulla negazione del «principio d´autorità» e s´identifica con una «totale libertà di ricerca», in pratica questa presunzione verrebbe smentita dalla stessa «court of last resort» dell´esperienza, l´assise suprema della dimostrazione, quanto meno nella variante stereotipa della razionalità scientifica, che decreta la verità o meno di una data teoria.
* In primo luogo, giusto per prendere le mosse dal suolo italico, è indispensabile ricordare il fatto che quando Marcello Cini, agli inizi degli anni ´70, in un famoso saggio, mise in discussione la neutralità della scienza, osando correlarla alla società del capitale, fu subito bollato come un «epistemologo della domenica» dall´eminente storico della scienza Paolo Rossi. Al contrario di quanto si è affermato, non si sfida impunemente l´autorità della comunità scientifica, soprattutto se, a quanto sembra, se ne fa parte;
* in secondo luogo, non si può davvero fare a meno di menzionare il caso del grande fisico David Bohm, rappresentativo probabilmente di una intera generazione di giovani scienziati statunitensi degli anni ´30-40, prima perseguitato da MacCarthy per le sue idee e il suo impegno politico, poi arrestato a Princeton il 4 dicembre 1950 per presunte attività antiamericane. Dopo essere stato sottoposto a processo e riconosciuto innocente, le autorità accademiche di Princeton, in ossequio ai diktat degli sponsor privati dell´Università, nella fattispecie del miliardario Robert Wood Johnson di Johnson & Johnson, non gli rinnovarono il contratto d´insegnamento. Nell´ottobre 1951 Bohm partì per un lungo esilio in Brasile prima di far ritorno in Europa alla fine degli anni ´50;
* inoltre, in terzo luogo, come ci fa notare lo storico della scienza Stuart W. Leslie, nel decennio successivo alla fine della 2ª Guerra Mondiale «il Dipartimento della Difesa statunitense divenne il più grande, singolo padrone della scienza americana». In tale epoca, spiega Leslie, «i militari si comprarono la scienza americana a rate [on the installment plan]». Come ci spiega anche Richard Lewontin, in questo periodo «lo Stato divenne il principale padrone della scienza». Che cosa sia cambiato da allora, lo si può giudicare dal fatto che l´odierno «complesso militare-industriale-accademico», costituito tra l´altro da imprese giganti e «defense contractors» quali General Electric, Lockheed Martin, AT&T e numerosi altri, occupava allora e occupa ancora oggi, precisa Leslie, «un quarto degli ingegneri elettrotecnici della nazione e un terzo dei suoi fisici e matematici» (senza contare naturalmente gli innumerevoli scienziati che lavorano per i servizi civili di intelligence dello Stato). Evidentemente, anche per gli uomini di scienza pecunia non olet. Del resto, tramite lucrativi contratti con una miriade di industrie civili (i famosi contractors di cui sopra) – dall´alimentazione all´abbigliamento, dai prodotti per l´igiene personale agli elettrodomestici, dal cinema alla farmaceutica, dai computer alle fonti di energia, dall´informazione alle catene alberghiere e oltre – il DoD di Washington, secondo lo storico Nick Turse, è presente in ogni aspetto della vita quotidiana statunitense e occidentale e ne preforma loro tramite l´intero, più intimo, profilo;
* infine, in coerente connessione con quanto sopra, la crème de la crème della scienza statunitense, comprendente non meno di dieci premi Nobel per la fisica: da Murray Gell-Mann a Steven Weinberg, da Eugene Wigner a Henry Kendall, tanto per fare dei nomi noti, dagli anni ´50 in poi hanno lavorato per il DoD, sotto copertura di «top secret clearances», col fine di rendere più efficiente possibile la macchina militare del pentagono, mettendole a disposizione di fatto intere generazioni di nuove armi tecnologiche letali. Questa folla di «government´s science advisers» – da Edward Teller a Freeman Dyson e oltre – come li definisce nel suo studio Ann Finkbeiner, sulla scia del resto del progetto Manhattan (un´altra «very secret stuff»), di cui sarebbero «the inheritors», si sarebbe messa a disposizione del DoD per due motivi a quanto pare:
° prima di tutto per ragioni etiche: come ha spiegato Dyson, se prendiamo per buona naturalmente la sua opinione, «diventammo politicamente impegnati perché la conoscenza implica responsabilità» …a quanto pare esclusivamente nei confronti delle numerose amministrazioni statunitensi succedutesi nel corso dei decenni, mentre il loro alto senso del dovere non contemplava naturalmente alcun obbligo di dire la verità all’opinione pubblica metropolitana e internazionale ► che un afflato etico potesse avere natura fittizia ed instaurare un doppio stato delle cose, uno per le moltitudini e uno per le élite, dovevamo ancora sentirlo dire;
° secondo, per patriottismo, dimentichi forse del fatto che questo argomento, nelle parole di Samuel Johnson, di norma «è l´ultimo rifugio delle canaglie [is the last refuge of the scoundrel]» e si presenta dunque come l´esatto contrario di ogni nobile intento.
Del resto, questa élite scientifica – mentre in ossequio ad una fittizia retorica di facciata proclama che «la scienza senza conoscenza condivisa non ha rigore, né fondamento né futuro», mentre disinvoltamente ci assicura che «i metodi del pensiero» tipici della «scienza sono i più verificabili, falsificabili e reciprocamente comprensibili dall´intera umanità» che siano mai esistiti – consegna allo stesso tempo bellamente all´oblio il fatto che le sue attività segrete di ricerca al servizio di fini bellici smentiscono in modo conclamato queste alate dichiarazioni di principio. D´altro canto, se si credesse di trovarsi di fronte all´ennesimo caso di un soggetto e di una comunità che predicano bene ma razzolano male, ci si sbaglierebbe di grosso. Al contrario. Quella doppiezza, infatti, è l´espressione conclamata della logica versatile di cui si nutre la loro mente, non un accidente di percorso emendabile. Se veramente «secrecy is antiscience», come ci fa notare la Finkbeiner, allora questa semplice constatazione riduce in polvere tanto le loro apparenti motivazioni, quanto soprattutto lo stesso presunto status avalutativo o neutrale del pensiero scientifico nel suo complesso. Cosa che, al colmo del paradosso, avviene tra l´altro in conformità col principio di controllo di una teoria mediante l´esperienza.
Settimo enunciato
Ben difficilmente, alla luce di quanto sopra appreso, si potrebbe dire che vi sia mai stata una comunione tra scienza e democrazia. Quelle reali intendo, non i cliché correnti che si vorrebbero spacciare per veri. D´altro canto, se la scienza non è quella che si supponeva che fosse, sarà mai possibile poi che la democrazia, vista la simbiosi stabilita sin dall´inizio tra le due istanze, possa corrispondere alla sua presunta natura? Non vedo come possa. È più logico caso mai pensare il contrario. Ed in effetti, se si prende sul serio la simmetria presupposta tra i due domini, il fatto che la scienza possegga un duplice volto, uno pubblico, l´altro segreto e invisibile all´intelletto ordinario e alle persone comuni, ci fa capire che anche i sistemi politici democratici debbono ospitare al loro interno una doppia anima.
Pubblica e visibile, la prima, additabile nelle cerimonie rituali dei soggetti sociali al potere o all´opposizione (Costituzione, elezioni, rappresentanza parlamentare, governo delle leggi, conflitti di interessi, alternative politiche, pubblica opinione, ecc.), amplificate del resto e presentate come sostanziali dai Megamedia occidentali (Networks, Accademia, Stampa, ecc.). Occulta e invisibile, segreta e circondata dall´anonimato la seconda. Un mondo coperto e illegale, dichiaratamente fuorilegge, che si nutre di servizi segreti, agenzie di intelligence, gruppi di pressione, propensioni a delinquere, omicidi su commissione, team di sicari prezzolati, terrorismo politico, e di quant´altro di simpatico l´arsenale degli arcana imperii mette a disposizione della Realpolitik occidentale.
Cancellare questa parte della realtà istituzionale odierna per far apparire solo la facciata convenzionale delle cose, significa in ultima analisi mentire ai propri interlocutori e render loro impossibile comprendere, come nel caso della scienza, l´effettivo stato delle cose. Che i regimi democratici occidentali siano una sorta di eden comunitario, in cui si discute e ci si confronta in modo razionale come in una sorta di salotto illuministico, oltretutto facendo credere che scopo comune di tutti quanti sia solo la ricerca della verità, rappresenta solo uno stereotipo senza alcun riscontro nei dati di fatto disponibili. Dal che ne consegue, in altre parole, che si tratta di una vera e propria impostura. D´altro canto, è davvero oltremodo significativo che si sia ignorato totalmente l´11 settembre 2001. Poiché si tratta di un avvenimento che porta alla luce del sole, per chi è sinceramente interessato a capire il mondo in cui vive ovviamente, la doppia natura delle classi dominanti dell´Occidente, il loro nichilismo etico e la logica efferata che guida le loro azioni, in un certo senso doveva e deve essere messo da parte e se possibile cancellato da chi assume ancora oggi che la democrazia sia il regno dell´uguaglianza e di un´immaginaria ethica del bene e del buono. Come vedremo in uno dei prossimi paragrafi, non è un caso che la Chiesa postuli gli stessi principi. D´altro canto, si vedrà anche che negli stessi ambienti scientifici che ignorano l´11 settembre, vi sono degli scienziati che prendono pubblica posizione contro coloro che confutano la versione ufficiale dei fatti e propongono un´altra spiegazione degli eventi, completamente differente da quella ortodossa e di stretto imprimatur governativo che circola nei Megamedia dell´Occidente. Una concordanza profonda, quest´ultima, che getta un´altra lunga ombra inquietante ma rivelatrice sul reale rapporto degli uomini di scienza col potere (in fin dei conti, come ha fatto notare un fisico del MIT di Boston, Jerrold Zacharias, «science isn´t. It´s just us boys»).
La doppia natura dello Stato e dei regimi politico-rappresentativi dell´Occidente è in fin dei conti simmetrica e inversa rispetto a quella della scienza e paradossalmente discende dalle loro comuni origini. Se la scienza non è per ben due volte quello che dice di essere – sia quando scopriamo che la sua natura più intima non corrisponde per nulla al suo status ufficiale, sia quando veniamo a sapere che i suoi vertici svolgono per tutto un cinquantennio una doppia attività, coperta dal segreto di Stato –, figuriamoci se la logica politica democratica, quella stessa in cui regnano sovrani il libero arbitrio degli uomini e la decisione imprevedibile e occasionale dei soggetti, non vincolata ad alcuna norma etica preventiva, potrà mai corrispondere all´idillica e in definitiva fittizia immagine che ci è stata presentata. Al contrario, la violazione dell´ordine giuridico, nazionale e internazionale, e del sistema delle norme nasce dall´interno dello stesso organismo politico, ad opera tra l´altro di quegli stessi soggetti che formalmente avrebbero dovuto rappresentarne i custodi e che al momento di assumere le loro funzioni istituzionali avevano giurato solenne fedeltà ai principi costituzionali dello Stato di diritto. La sovversione cruenta dell´ordinamento giuridico della società civile, in altre parole, a termini di codice penale tra l´altro, emerge dunque dal seno stesso dei regimi politici democratici e del potere pubblico e si presenta come una espressione, nell´ambito delle congiunture sociali, della logica decisionistica più profonda che governa la loro esistenza.
Ottavo e nono enunciato
In maniera ormai via via sempre più evidente siamo con questi argomenti entrati nel dominio davvero poco simpatico della demagogia aperta. Anche abbigliata di vesti scientifiche, questo governo della plebe tramite imposture esplicite risulta ancora oggi francamente ripugnante. Che si tratti di populismo allo stato puro, dietro cui di norma si nascondono inconfessabili intenti, è un fatto che ci è stato provato naturalmente da quanto si è accertato finora. In un quadro quale quello che è emerso in precedenza, i fini enunciati dalle tesi in questione ci appaiono del tutto grotteschi e caricaturali, tra l´altro sotto le mentite spoglie di una patente mistificazione dell´effettivo stato delle cose, in fin dei conti. Essi ci appaiono come se fossero stati concepiti apposta per fuorviare, visto che scientemente sostituiscono al mondo reale un più comodo mondo di fumo (che invece di dover aspettare il tramonto per poter rendere nere tute le vacche, lo fa ogni giorno per tutta la durata del giorno, giacché può operare 24 ore su 24 indipendentemente dai cicli naturali). E del resto se non si trattasse di una impostura, un atto volontario che quanto meno richiede un´intenzione deliberatamente programmata (che di per sé configura comunque un dolo intellettuale ed etico), sarebbe se possibile ancora peggio. Equivarrebbe infatti ad ammettere di non conoscere né la storia interna della fisica né i suoi rapporti intimi col contesto che la circonda, né tanto meno lo stato delle cose attuale nell´ambito della scienza contemporanea, il proprio dominio professionale!
Oltretutto, paradossalmente, sono proprio i «brutali e ottusi rapporti di forza accademici» – alias il potere di fatto gestito e personificato dai rettori e dalle autorità ai vertici cattedratici del sistema, dai singoli baroni e dalle loro clientele: si veda il degrado generale dell´istituzione, la sua corruzione e il nepotismo galoppante oggi nelle università italiane – a rendere comunque completamente velleitaria e financo impossibile la realizzazione degli intenti enunciati. Come tutte le solenni dichiarazioni di principio prima viste, anche quelle in causa nascono confutate dalla pratica ovvero dalla realtà dei fatti.
Nondimeno, tre altre dirette testimonianze dall´interno stesso della comunità scientifica contemporanea riducono in cenere l´argomento ecumenico in discussione e le false piste che dissemina lungo la strada:
►in primo luogo, ci spiega Frank Tipler, i fisici sono arroganti, professionalmente e umanamente, perché sono convinti di avere nelle loro mani una disciplina in grado di spiegarci come il mondo è, la struttura stessa dell´Universo, e di poterla persino riassumere in una formula di sintesi;
►in secondo luogo, spiega Ann Finkbeiner, se «gli scienziati sono famosi per la loro arroganza», questo loro supponenza discende dalla convinzione di poter risolvere qualunque problema in ogni campo «a partire da primi principi [by figuring it out from first principles]», in questo somiglianti moltissimo, meno l´ironia dell´aforisma, a quei filosofi che hanno un problema per ogni soluzione. Il fatto, insomma, non turba i loro sonni. Anzi: «Per un fisico, essere chiamato “arrogante” non è necessariamente una critica. Per un fisico, arroganza è il felice effetto di avere a propria disposizione strumenti efficaci, sufficiente intelligenza, una prospettiva realistica e un soggetto di ricerca accuratamente definito»;
►se le cose stanno così, infine, come ci ha fatto capire Imre Lakatos, uno degli ideologi ufficiali dell´establishment occidentale, è allora evidente che «la scienza istituzionalizzata non è una democrazia partecipativa» e non può dunque in alcun modo ammettere alle sue aristocratiche assise il nostro povero intelletto plebeo. Punto e a capo. Se la constatazione può essere altamente sgradevole per la persona comune, in compenso essa fa però piazza pulita di ogni messinscena e ci riporta con i piedi per terra. Meglio far fronte ad una realtà indesiderata e sgradita piuttosto che vivere in mondi di fumo. Uno a mille che chiunque di noi avrebbe preso la pillola rossa di Morfeo!
Decimo e ultimo enunciato
Arrivati al termine del nostro viaggio nei labirinti del sapere contemporaneo, un´ultima scoperta ci attende sulla soglia dell´uscita. Quella «manipolazione della coscienza» umana che veniva vista emergere dalle attuali tendenze della scienza e che veniva paventata come un pericolo incombente per la nostra specie, può ora essere vista sotto una luce ben diversa. Prescindiamo ovviamente, per carità di patria, dalla constatazione del fatto che quella stessa scienza che avrebbe dovuto sottoscrivere «un nuovo contratto uomo-natura basato sull´equità e non più sul dominio», è poi l´identico sistema di pensiero che fa dell´essere umano un «terreno di sperimentazione» e dunque lo trasforma in una cavia di laboratorio (con quali fini etici si può ben immaginare).
L´aspetto più importante della questione, infatti, risiede nel fatto che per l´ennesima volta questa interpretazione consta di una serie di argomenti contraddittori e fuorvianti, addirittura contrari agli stessi intenti apertamente dichiarati, nel più classico stile molte volte ormai visto di questa logica.
§ In primo luogo, astrazione qui fatta dalle sottili dimostrazioni della neurobiologia attuale, se il nostro cervello è il prodotto dell'evoluzione naturale della nostra specie, il frutto biologico più maturo e complesso di leggi «eterne ed oggettive, eternamente ordinate e ripetibili», indifferenti agli affari umani, come si assume esplicitamente che sia, come sarà poi posibile che un artefatto umano e culturale come la scienza possa davvero poi alterarne la natura e manometterne il carattere di materia organizzata? Se «la dittatura dei geni» è inflessibile, come ci spiega J.-P. Changeux, sarà ben difficile poterne violare le norme prescrittive. Pretendere di poterlo fare, è come ammettere che la tecnologia, una nostra creatura, possa modificare o trasformare il determinismo delle leggi di natura a propria discrezione. Il che, sulla base degli stessi principi dell'argomentazione, si noti la cosa, è impossibile;
§ in secondo luogo, sulla scia degli argomenti suddetti si tende a far sparire dalla scena il fatto che gli attuali Megamedia dominanti nel pianeta il mondo dell´informazione stanno già ampiamente manipolando la coscienza individuale e il nostro ordinario modo di percepire la realtà. Sia mettendo in onda e diffondendo ai quattro angoli dell´orbe terracqueo, quotidianamente, dei fatti e degli eventi prefabbricati, in ogni caso edited, come dicono gli inglesi, sia addirittura creando dal nulla, loro tramite, l´opinione pubblica di cui le odierne élite al potere hanno bisogno. Nelle attuali condizioni di oligopolio, non c´è evento giornaliero sul globo, sia questo un fatto di cronaca o un avvenimento geo-politico, un evento locale o globale, che non venga filtrato dai moderni padroni della comunicazione (los señores de las sombras, come li ha definiti in una sua inchiesta da poco pubblicata Daniel Estulin). O emergente di sana pianta da quello che i dominanti progettano e realizzano sull´arena mondiale e all´interno della società civile, o affiorante da quello che ogni giorno accade ai soggetti nella loro vita quotidiana privata, non c´è oggi un singolo bit di informazione che non venga prima opportunamente confezionato – vale a dire, sistematicamente ignorato, semplicemente soppresso o falsificato, in ossequio alla logica dei «deep events» descritta così bene da Peter Dale Scott – dalle potenti agenzie (di norma i Networks globali, i Governi, i cosiddetti servizi di Intelligence, militari e civili) che lo fanno arrivare, senza possibilità di replica, nelle case e nelle teste di tutti i soggetti odierni, preformando in tal modo la loro visione delle cose;
§ in terzo luogo, da tempo ormai, come ha più di recente documentato Hans-Ulrich Grimm nel suo volume Die Ernährungslüge, la cosiddetta industria alimentare e della nutrizione, insieme del resto a Big Pharma, già ora manipola chimicamente il cibo e determina l´insorgere di una serie di patologie funzionali alla cura biomedica del paziente così evocato in vita. In altre parole, una gran parte dei disturbi della personalità, del linguaggio scritto e parlato, del comportamento e delle reazioni emotive delle giovani generazioni dell´Occidente, ci fa sapere Grimm, «nascono attraverso le sostanze chimiche contenute in quello che mangiamo [entstehen durch Chemikalien im Essen]», di modo che poi queste diverse ma diffusissime patologie possano essere trattate con appropriate terapie farmacologiche – di solito costosissime per il paziente, ma estremamente lucrative per le imprese del settore – che la grande industria farmaceutica mette a disposizione del grande pubblico…naturalmente a pagamento. D´altro canto, visto che tutte le nostre condotte, viscerali o razionali, fisiche o spirituali, siano esse passioni o emozioni, pensieri o sentimenti, emergono dalla nostra testa, influenzarne la natura significa indirettamente manipolare la nostra mente e indirizzarne i contegni presenti e futuri, l´intera architettura cognitiva. Chi poi eventualmente fosse dotato di uno stomaco forte, è proprio il caso di dire, potrebbe forse utilmente vedersi, in merito ai misfatti dell´industria alimentare odierna, il film-documentario Big Food Inc. di Robert Kenner, disponibile in rete;
§ infine, se tiriamo le somme di tutte queste considerazioni, unitamente del resto a quanto si è documentato in precedenza, paradossalmente siamo costretti a concluderne che sono innanzitutto le stesse argomentazioni dell'analisi in discussione a manipolare e a prtare fuori strada la coscienza degli interlocutori a cui quest'ultima si rivolge. Nel più puro stile della logica eclettica di cui si nutre questo punto di vista, gli esiti insiti nella natura della sua descrizione delle cosa inficiano sin dalla radice gli argomenti che suo tramite si volevano invece corroborare. E questi approdi sono conseguiti mediante una molteplicità di vie.
* Innanzitutto, tramite l´immagine completamente fittizia della scienza che è stata disegnata sin dall´inizio:
1. contrariamente a quanto statuito, sulla base degli argomenti addotti non può esistere nessuna conoscenza oggettiva della natura;
2. del pari, non è possibile alcuna reale convalida delle teorie scientifiche da parte dell´esperienza, sia perché i test sperimentali sono organizzati da cima a fondo dall´osservatore, sia perché questi deve comunque assumere sin dapprincipio la validità del principio d´induzione;
3. oltretutto, per quanto ripetuti e riproducibili in linea di principio, tali test non potrebbero mai avere validità universale, né dunque possono pretendere di rispecchiare l’ordine invariante del mondo fisico ► per poter vantare entrambe le pretese, infatti, dovrebbero essere replicabili all’infinito e in maniera immutabile, il che è impossibile;
4. inoltre, la scienza non può in alcun modo rappresentare un´effettiva scuola di democrazia, giacché al suo interno, all´opposto, dominano sia l´arroganza della corporazione e degli addetti ai lavori, sia la ricerca segreta a scopi bellici e al servizio delle caste militari, a loro volta al servizio dei dominanti;
5. infine, perché la scienza non è affatto immune al principio d´autorità, sia perché lo pratica nei confronti degli altri saperi sociali, sia perché a sua volta, all´occorrenza, soprattutto nei confronti del potere economico-politico, vi si sottomette eccome, tra l´altro ammantando questa dipendenza di una fitta bruma ideologica (la sacra aura del patriottismo, la curiosità come fonte della conoscenza, la neutralità del sapere, la pura ricerca indifferente ai valori, e simili).
* In secondo luogo, a seguire linearmente dai punti precedenti, la demagogica e assolutamente fuorviante presentazione del rapporto tra scienza e soggetti sociali, una falsa pista in cui sparisce completamente nel nulla la vera natura della scienza istituzionalizzata e di conseguenza si mente, volens nolens, ai comuni mortali (detti anche, quando fa comodo, cittadini, tra l´altro invitati a «entrare nei laboratori» scientifici, invito che davvero non so se faccia più ridere o suscitare indignazione per quello che sottende a danno degli eventuali interlocutori).
* In terzo luogo, la folla di contraddizioni, formali e logiche, che emergono dal discorso in causa e che lo rendono totalmente inattendibile e in ultima istanza ne decretano la smentita, trasformandolo in un colabrodo intellettuale. Se nel mondo della scienza, come ci è stato sopra ricordato da Ann Finkbeiner, «le regole sono basate sulla logica», questo semplice fatto costituisce una confutazione inappellabile dell´ideologia in oggetto.
* Infine, l´occultamento conseguente del reale stato delle cose nei regimi liberal-democratici. Avendo equiparato la scienza ad un´agorà intellettuale democratica e avendo in sovrappiù identificato la democrazia con la partecipazione e il dispiegarsi del libero confronto di idee e programmi politici, l´interpretazione sotto esame ha di fatto cancellato e reso così impossibile capire l´ambiguo e doppio volto delle due istituzioni, nonché la duplice ed equivoca funzione che i loro soggetti e i loro funzionari svolgono all´interno di tali domini. Così facendo, ha piombato con sette sigilli il regno dello spirito chiamato scienza e vietato definitivamente ai comuni mortali qualunque comprensione della realtà.