banner
 
 
  Gli inganni della propaganda intellettuale odierna IV
Data
2010-04-27
 

4. Le imposture dei media e dei loro funzionari

    La cosa sorprendente in tutto l´affaire è che ci si sbaglierebbe di grosso a credere isolato o confinato negli ambienti accademici, magari in posizione prevalente, un simile punto di vista. Certo, se lo fosse, e lo è, sarebbe comunque paradossale. Nondimeno, bisogna prendere atto anche del fatto che le condizioni al contorno sono persino più gravi di quello che si potrebbe pensare a prima vista. Si è infatti stabilita ormai da tempo una stretta alleanza tra scienza propriamente detta, discipline cosiddette umanistiche e media. Indifferentemente di destra, di centro, di sinistra, se mai oggi questi segnavia, più che altro ormai topografici, hanno ancora un senso (e non ce l´hanno).
    Nel mondo della stampa, in particolare, si assiste continuamente ad una messa in scena che ha del surreale, ma che si rivela estremamente funzionale alla conservazione indefinita, ed estremamente preziosa da un punto di vista ideologico, del mito tipicamente occidentale interessato a presentare la scienza come il regno della conoscenza certa, oggettiva e super partes. Se si fa mente locale al folto grappolo di dissimulazioni e finzioni che emerge da questo presunto status del sapere, si dovrebbe avere un´idea più chiara della posta in gioco insita nell´impresa. Nonché delle ragioni che spingono gli intellettuali al servizio dei grandi gruppi editoriali e ai vertici dell´establishment accademico ad entrare a gamba tesa nella disputa e naturalmente nella mente della pubblica opinione. D´altra parte, quello che accade in Italia è davvero poco diverso da quello che accade in Europa e altrove più in generale. Per questo il nostro paese può essere considerato un campione rappresentativo dello stato delle cose in Occidente.
    Secondo Gore Vidal un autore, a maggior ragione magari se appartiene al mondo illuminista delle scienze sociali o naturali, «dovrebbe sempre dire la verità ai suoi interlocutori…a meno che non sia un giornalista». A quanto pare, mai tale avvertenza si è dimostrata più lungimirante che ai giorni nostri. Se si aprisse infatti, ad esempio, il quotidiano “la Repubblica” del 3 gennaio 2010 si troverebbe a p.33 un interessante articolo di Umberto Galimberti, esimio accademico dell´Università di Venezia e noto filosofo e psicanalista, dedicato ad un´analisi di “Quel che resta di Freud” oggi, articolo nel quale si potrebbe leggere la seguente spiegazione:


        «A settant´anni dalla morte di Freud vien da chiedersi che cosa sopravvive della sua teoria e che cosa invece si è rivelato caduco. È questa una domanda legittima, ma che vale forse solo per le scienze esatte, dove verifiche oggettive e sperimentazioni sempre più approfondite consentono di validare o invalidare una teoria».


    Indifferente a quanto pare alla storia della scienza e soprattutto all´opinione degli scienziati reali, sia al loro pensiero esplicito, sia alla loro epistemologia implicita, sia alle implicazioni della loro attività segreta, Galimberti non si fa scrupolo alcuno nel propinare ai lettori colti del suo giornale un cliché del tutto gratuito, senza alcun riscontro nello stato dei fatti. Se magari corrisponde in pieno ad una immagine stereotipa della scienza, quella accreditata ufficialmente dalla stessa comunità scientifica, nel contempo ignora totalmente sia la dimostrazione di Holton, sia le prepotenti tendenze che emergono dall´interno dell´attività professionale degli scienziati e dai sistemi di conoscenza che questa secerne. Ciò è comprensibile in fin dei conti. Se le avesse prese in considerazione, infatti, le sue due creature immaginarie si sarebbero sciolte come neve al sole.
    Per converso, se la sua rappresentazione della scienza è completamente campata in aria, principio di simmetria vuole che anche la sua interpretazione dell´inconscio e della sua presunta teoria sia destituita di ogni fondamento. Oltretutto, Galimberti pare ignorare totalmente il fatto che esiste sia una psicologia freudiana nella fisica (David Peat), sia una scuola freudiana neurobiologica (Lionel Naccache) che equiparano le analisi e le intuizioni di Jung e di Freud a spiegazioni scientifiche e dunque all´esistenza di leggi naturali dell´universo (fisico e biologico, nelle due fattispecie summenzionate). Una circostanza, quest´ultima, che porta alla luce del sole il carattere del tutto inventato dell´enunciato di partenza e l´impostura insita nelle sue conclusioni. Sarà ignoranza dell´effettivo stato dell´arte, imperdonabile e financo letale comunque per un accademico e cultore della materia (per altro verso rivelatrice, invero, della fondamentale natura apocrifa e fittizia di questa cultura), oppure si è voluto intenzionalmente e scientemente ignorare la realtà dei fatti e lo stato delle cose? Oppure siamo in presenza di un mélange di entrambi? Scelga chi può tra le varie opzioni.
    Nondimeno, se ci si chiedesse che cosa mai possa aver spinto questo studioso a commettere un falso in atto pubblico, tra l´altro in concorso con altri e per di più a mezzo della stessa carta stampata, come tra poco vedremo, la risposta non potrebbe che essere complessa. Come il disegno che sta alle spalle di quella impostura. Anche in questo caso, naturalmente, non c´è nulla di personale. Anzi anche qui assumo che Galimberti, come qualunque altro intellettuale dell´establishment odierno del resto, con cui presumo sia intercambiabile, abbia espresso una sua meditata convinzione. In quello che dice e pensa, insomma, presuppongo che ci venga esposta una forma mentis dell´Occidente e non solo l´opinione di un singolo individuo. Infatti, le stesse tesi, mutatis mutandis, le potrebbe sostenere sulla stampa internazionale un biologo di fama come Dawkins, non a caso definito proprio su “Repubblica” del 3 novembre 2006 uno degli intellettuali più influenti del mondo, oppure un fisico della nuova generazione come David Deutsch, o qualunque altro rappresentante di questi ambienti.
Detto questo, il problema piuttosto è capire perché lo facciano, perché nelle tribune TV o giornalistiche e in genere massmediatiche destinate al grande pubblico spariscano letteralmente dalla scena le nuances, le molteplici tendenze dell´argomentazione, le duplicità delle analisi, le scuole alternative che compaiono invece nei trattati e nei grossi tomi della comunità scientifica ufficiale, nelle “lettere diplomatiche” che circolano all´interno delle élite colte occidentali. Mentre in tutti questi documenti la logica versatile della scienza è in qualche modo additabile e la si può vedere, magari sepolta sotto la nebbia della dissimulazione che sempre l´accompagna, in tutti gli altri resoconti le ambiguità dell´argomentazione spariscono letteralmente nel nulla e quello che viene in primo piano sono esclusivamente gli stereotipi usuali, la mistificazione più spudorata e in definitiva l´inganno senza ritegno.
    Il fatto è che la casta intellettuale dell´Occidente attualmente alla guida della formazione culturale delle nuove generazioni, non è altro che la personificazione, dotata oggi, sfortunatamente, di mezzi enormemente più potenti rispetto agli inizi dell´Ottocento, del pensiero di De Maistre. Secondo l´aristocratico francese, infatti, i sudditi (detti oggi cittadini) devono essere tenuti rigorosamente all´oscuro di quello che fanno i governanti:


«L´autorità deve essere tenuta costantemente al di sopra del giudizio critico mediante gli strumenti psicologici della religione, del patriottismo, della tradizione, del pregiudizio» .


    Se al posto di potere o «autorità» si mettesse conoscenza, se invece di «giudizio critico» si mettesse smascheramento, se si scrivesse dissimulazione al posto del letale quartetto di cui constano gli «strumenti psicologici» succitati, temibili di per sé del resto (si ricordi, a questo proposito, l´esemplare “patriottismo” dei Jasons), avremmo un quadro fedele dell´attuale condizione del soggetto contemporaneo. In effetti, il personale dei dominanti che lavora nel settore dei media – dall´Accademia ai Networks: dal presunto regno del sapere alla fabbrica delle imposture, per ragionare formalmente in termini di estremi – adempie oggi ad una funzione radicalmente diversa rispetto a quella che gli intellettuali una volta svolgevano a corte.
    Il loro status ha così subito nel corso del tempo una sorta di mutazione genetica. Al presente, sono divenuti, di fatto, gli ideologi moderni ed estremamente spregiudicati del Sovrano. Loro compito essenziale, a differenza di quanto la gente normalmente crede, non è affatto quello di illuminare le menti degli individui per portare la luce dell´intelletto nelle tenebre dell´ignoto, bensì all´inverso impedire loro di pensare e comprendere, di poter financo immaginare qualcosa di diverso rispetto a quello che i cliché loro somministrati ogni giorno gli presentano come verità definitiva e indubitabile. L´intellettuale odierno – scriva sulla carta stampata, sieda nelle Accademie, compaia in TV, insegni nel sistema dell´istruzione pubblica ai suoi diversi livelli, si trovi ai vertici del CNR o in prestigiose istituzioni internazionali (al CERN di Ginevra, alla SISS di Trieste o in qualunque altro consimile luogo dell´Occidente), ecc. –, invece di secernere conoscenza del mondo deve oggi al contrario dissimulare la realtà delle cose e renderla letteralmente inconoscibile.
    Alla luce di questa constatazione, si capisce meglio perché gli intellettuali di sistema, includendo in questa rubrica tutti gli agenti dei media (e sono una folla!), diffondano a ogni piè sospinto e a piene mani immagini fittizie della realtà e propalino dei miti funzionali al disegno di De Maistre:


«
Non bisogna coltivare la ragione del popolo.
Esso deve essere tenuto nel suo stato naturale di debolezza: conoscere e capire non conviene alla sua felicità fisica e morale, anzi non corrisponde nemmeno al suo interesse
».


    Punto e basta. Un imperativo a cui oggi tutti debbono sottostare. Magari organizzando dei seminari come quelli bolognesi in cui si possa comodamente coltivare la nostra ignoranza sotto le mentite spoglie di programmi che sembrano ispirarsi ai narodniki russi dell´Ottocento (un conclamato anacronismo storico, spiegabile evidentemente solo con l´esistenza di secondi fini dietro quel fondale di cartapesta). Magari nello stile surreale più classico della propaganda moderna, che mentre somministra a dritta e a manca ideologicissimi mondi di nebbia lo fa naturalmente contro la logica di ogni propaganda! Si tratta, in effetti, di un´alleanza tra saperi e dipartimenti dell´Occidente che allestiscono un regime di doppia verità per le masse planetarie. Alla superficie delle cose, un palcoscenico all´aria aperta in cui si rappresenta una pièce surreale e completamente fittizia per le moltitudini (cioè per noi, perché questo siamo per loro), che così potranno essere fatte vivere in un altro mondo di fumo culturale senza che possano rendersene conto. Nel mondo esclusivo delle élite, un backstage a cui hanno libero accesso solo gli addetti ai lavori e i dominanti, in cui si sviluppa una frenetica attività, si concepiscono dei piani e si creano tutte le condizioni al contorno più opportune per la loro realizzazione. Un retroscena, quest´ultimo, che deve rimanere invisibile e incomprensibile ai subalterni e alla plebe del globo, precondizione indispensabile questa per poter poi lasciare mano libera al potere e scongiurare preventivamente l´insorgere di qualunque tentazione giacobina, o politica o cognitiva, dal seno dei dominati.

(continua)