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Per l’avvio di un programma di ricerca collettiva

Connessioni intelligenti

Cominciano il 9 febbraio al Centro Costa i seminari di formazione organizzati, in forma conviviale, da una piccola comunità bolognese. In questa breve introduzione Emanuele Montagna spiega quali sono i loro intenti di lungo periodo e come si svolgeranno le attività.

 

 

 

 

Per l’avvio di un programma di ricerca collettiva: note per il primo seminario di approfondimento e formazione comune

 

A cura di Emanuele Montagna, autore della Proposta minima per una comunità di ricerca. Per contatti, scrivere a byebyeunclesam@gmail.com/edizionif@faremondo.org

Data proposta: martedì 9 febbraio, ore 19.30. Luogo: Bologna, Centro Costa, via Azzo Gardino. S’inizia in parca cena e si prosegue in convivio fino alle 22, se possibile.

Partirei dalla definizione dell’oggetto di studio che chiamo società del capitale, ente specifico e storicamente inedito determinato dalla nascita del capitale in quanto principio determinante: un principio, cioè, capace di riprodursi seguendo una sua propria dinamica autopoietica e di assumere le forme concrete più disparate; un principio che vede, alla sua origine, non semplicemente la dinamica del capitale commerciale ed industriale “in comando” sul nascente lavoro salariato, ma inscindibilmente, insieme a questo, un’unione simbiotica di un certo tipo di visione della natura e del mondo, di un certo tipo di “pensiero scientifico” e di una certa forma di teologia. Ci è necessario muovere da una chiarificazione il più possibile rigorosa e non stereotipata circa la natura di questa società, lasciando a siderale distanza da noi tutta la sequela di definizioni opache e naif che da Weber (padre putativo del termine “capitalismo” di Sombart) in poi (le parole-pivot: scienza, progresso, crescita, liberaldemocrazia, globalizzazione ecc.) ci hanno ammorbato l’anima: se non lo facessimo ci esporremmo sin da subito a subire, ai massimi livelli dell’argomentazione, l’infiltrazione cognitiva da parte delle categorie forgiate dall’establishment. Proveremo poi ad esplicitare come funziona il capitale quale principio determinante: perché funziona come la scienza ragiona, come e perché debba per forza “incarnarsi” in certi rapporti di potere e di dominio sul piano geo-politico, come e perché debba “produrre” un certo tipo di tecnologia, come e perché formi un individuo/attore sociale/soggetto in apparenza dotato di “libero arbitrio” ed inconsapevole di ragionare come il suo principio determinante esige. Passando attraverso i nodi appena descritti potremo allora provare a fare il salto mentale (o cambio di paradigma), ovvero iniziare a vedere i contorni di una società differente portandoci sulla soglia di prassi sociali e “saperi” qualitativamente non assimilabili da parte dell’establishment: forme di vita e di conoscenza concretamente difformi ed anche, se volete, “antagonisticamente” fondate.

Dovremmo in seguito arrivare a tratteggiare sommariamente tali diversi contorni societari nei termini di (almeno):

* “scienza” come pensiero e arte dell’armonia autoequilibrante fuori dalla logica antropocentrica del calcolo razionale, della sindrome competitiva e della follia distruttrice dei legami tra i viventi;

* “tecnologia” come prassi orientata alla creazione propriamente estetica di artifici utili, belli e di lunga durata;

* “economia” come sfera di scambi e “danza del dono”, al di fuori dalla paura della scarsità indotta e senza alcuna anima consumistica;

* “politica” come arte delle connessioni comunitarie e del pensiero socio-estetico unificante che tendenzialmente sfocia in una riscoperta del sacro che ci appartiene quali esseri naturali “finiti” in un “teatro universale” di connessioni “infinite”.

In tutto questo, alcuni principi “precauzionali” dovrebbero sempre informare tutto il nostro labirinto di ragionamenti. In estrema sintesi, i seguenti:

A) Tutto al mondo deve avere una causa (John Allen Paulos). Se tutto non avesse una causa, l’esistenza delle cose non potrebbe essere spiegata. Lo stesso avverrebbe se esse avessero origini arcane e quindi sconosciute. Il che non può essere, visto che l’ignoto non può dare inizio ad alcuna conoscenza. Questo vale anche quando un qualsiasi presupposto, premessa o assioma di partenza non viene spiegato, ovvero viene assunto sulla base di un mero ed indebito “atto di fede”.

B) Ogni spiegazione deve rispettare il principio di coerenza (Aristotele-Hegel-Dio) Anche una sola contraddizione reale riduce in polvere qualunque enunciato o sistema di enunciati o discorso o sistema di pensiero. Si noti il fatto che il principio in causa, detto anche principio di non contraddizione (pdnc), vale anche nel caso di Dio: anche Dio è soggetto alle leggi della logica e non può ammettere alcun miracolo, né presupporre che il mondo possa avere un’origine trascendentale o inspiegabile.

C) La realtà non è quella che si vede (Eugenio Montale). Se il mondo dell’esperienza, naturale e/o sociale, consta di fenomeni visibili e additabili, misurabili e quantificabili, controllabili e spiegabili, questi ultimi allora debbono presupporre a monte della loro esistenza la causa di cui sono effetti osservabili. I fenomeni debbono essere l’apparizione e la manifestazione di qualcosa che fa loro da fondamento e da cui emergono. In altre parole: la materia ha una doppia natura e consta di livelli gerarchici d’esistenza.

Come spunti introduttivi forse siamo già oltre quanto si potrà ragionevolmente discutere durante il primo incontro. Nei successivi incontri, potremo abbordare anche l’approccio “storico” a tutte le precedenti questioni (non quello cronologico, s’intende, ma quello per il quale è il capitale che fa epoca). Nei modi e tramite i passaggi seguenti (in mera elencazione per il momento, i punti specifici seguiranno):

Che cos’è veramente il capitale. Formazione e natura del modo di produzione capitalistico

Prima parte – Le origini del capitale

Seconda parte – La preistoria del capitale

Terza parte – Il mondo contemporaneo del capitale

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