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Conoscenza e capitale.
L'ibrido seme che ha prodotto il mondo contemporaneo.

In principio (agli albori della formazione della società moderna) questo fu il seme da cui... è stato tratto tutto questo. "Scientificamente" - e con inenarrabili violenze, sofferenze e distruzioni.
L'uno (il capitale) senza l'altra (la scienza) non fu mai se stesso, e mai sarebbe divenuto tale.
Essa fu per esso, sin dall'inizio, la sua propria conoscenza (unica ed originale).
Ed esso divenne da allora, per essa, l'unica pietra di paragone pratica e "vitale". Esso stesso disegnò l'ambiente sociale per la costruzione del dominio di essa su tutti gli altri saperi, per l'affermazione planetaria della sua "cultura e civiltà" a danno di tutte le altre, sulla scorta dei suoi "successi", dei suoi mirabolanti esiti tecnologici. Ed ecco.
Adesso, tutto il mondo che il capitale e la sua scienza da quell'ibrido seme hanno prodotto è in rovina.
Rovina inconcepibile e irrimediabile per esso e per essa, che altro mondo non sanno fare, che altro mondo non possono immaginare.
La rovina diverrà inconcepibile e irrimediabile per noi tutti?
Sì, se la rotta sociale del pianeta resterà quella di oggi.
Forse no, se iniziamo a pensare diversamente a partire dalla critica di quell'ibrido seme e dall'immaginazione necessaria a far nascere un altro seme (un ibrido di corpi ed anticorpi sociali sconosciuti).
Questa sezione si occuperà di tutto questo, provando a mettere in parole quel pensiero che, come a suo tempo disse Henri Poincaré, «non è che un lampo nel mezzo di una lunga notte». Quel pensiero che però, osservò ancora lo scienziato francese, «è tutto».
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