|
|
|
| |
|
Il porto delle nebbie
11 settembre 2001:
perché gli ideologi "di sinistra"
e i marxisti di tutte le latitudini
condividono la storia ufficiale
prima edizione, febbraio 2008, euro 10
Il libro si può ordinare scrivendo a:
edizioni@faremondo.org
Il pagamento, per ora, si può fare solo tramite versamento sul conto corrente postale n. 84800234 intestato a:
Associazione Scholè - Faremondo Edizioni,
via Serlio 25/2 - 40128 Bologna.
A breve saranno attivate altre forme di pagamento.
Quarta di copertina
Basato su un originale lavoro di ricerca e una imponente documentazione in gran parte inedita nel nostro paese, Il porto delle nebbie rappresenta il primo saggio in Italia a comprovare in maniera impeccabile, e con una profusione di fonti, il ruolo di primo piano svolto dagli intellettuali “di sinistra” e dai marxisti nell’attivo insabbiamento delle responsabilità del governo Bush e dell’establishment finanziario, militare e industriale dominante nell’organizzazione dell’11 settembre. Di contro agli odierni ideologi dell’impero, l’analisi alternativa del libro porta alla luce del sole sia le numerose false piste disseminate in lungo e in largo dai media europei e statunitensi per fuorviare la pubblica opinione internazionale in merito ai veri perpetratori dell’attacco, sia la fallacia degli argomenti da tutti addotti per convalidare la loro spiegazione fotocopia, rigorosamente sulla scia della storia ufficiale, degli avvenimenti del 2001. Franco Soldani tratteggia una critica serrata del pensiero liberal-democratico e della cultura subalterna esistente alle spalle dei variegati punti di vista – di stretta osservanza governativa – attualmente in circolazione. Descrive inoltre i pericolosi processi politici involutivi in avanzata fase di sviluppo negli Stati Uniti, proponendoci infine di cominciare a ragionare in maniera differente rispetto alla logica ancor oggi prevalente nelle società occidentali. Facendo leva sul principio di Jago (il famoso personaggio dell’Otello di Shakespeare) e ricorrendo alla scienza di David Bohm, siamo invitati ad osservare con una diversa mente e un più specifico set di concetti la realtà odierna e il mondo in cui viviamo. Il fine è quello di poterli comprendere entrambi conformemente alla loro complessa natura più intima, resa oggi sempre più opaca e irriconoscibile dall’azione congiunta delle sottili, e tutte oltremodo potenti, mediazioni del potere. Per poter entrare finalmente, con consapevole intelletto, in un altro e distinto universo di conoscenza.
L'autore
Franco Soldani vive e lavora a Monaco di Baviera. Studioso della società e del pensiero occidentale, è tra i fondatori di Faremondo. Tra i suoi ultimi libri: La strada non presa. Il marxismo e la conoscenza della realtà sociale, Pendragon, Bologna, 2002; Le relazioni virtuose. L´epistemologia scientifica contemporanea e la logica del capitale, 2 voll., UNI Service, Trento, 2007. Insieme a Roberto Di Marco ed Emanuele Montagna ha pubblicato un manifesto intellettuale per il XXI secolo: Scrivere il domani. Logica del capitale, intelletto scientifico e riproduzione di società, Pendragon, Bologna, 2003.
Indice
Prefazione
1. La forma mentis della “sinistra” occidentale: la sua cultura subalterna
2. Il caso Noam Chomsky: gli intellettuali “di sinistra” come agenti dei dominanti
3. One way ticket ovvero la denigrazione delle spiegazioni alternative dagli Stati Uniti all’Italia: natura e funzione della <<opposizione fittizia>> e della <<opposizione controllata>>
4. Lo stato delle cose oggi: nascita e ascesa di uno Stato di polizia in America
5. Le concezioni marxiste odierne: la sopravvivenza del meno adatto
6. Il pensiero nomade, ovvero sentieri che non portano da nessuna parte
7. Le trame più profonde del potere e i mondi surreali dei marxisti
8. Riveder infine le stelle. I fiori nuovi del pensiero postoccidentale
Note
Dalla Prefazione
La convinzione che il mondo sia profondamente cambiato dopo l’11 settembre 2001, è ormai <<conventional wisdom>>, come amano dire gli economisti, presso l’opinione pubblica internazionale e persino per la comunità accademica dell’intero Occidente. Nondimeno, come tutte le <<saggezze convenzionali>> anche quella in causa è invece sostanzialmente falsa nella specifica accezione in cui è largamente diffusa e viene ritenuta fondamentalmente vera. Tuttavia, diversamente da altre verità fabbricate ad arte, la convinzione in oggetto è illusoria non perché non sia reale, bensì perché non è quello che si vorrebbe far credere. Il mondo odierno, in altre parole, è in effetti intimamente mutato rispetto al passato, ma per ragioni altrettanto essenzialmente differenti da quelle di solito additate.
Quella data, in effetti, non è affatto uno spartiacque tra epoche diplomatiche differenti della storia più recente del pianeta, né una sorta di segnavia politico tra diversi orientamenti dell’ amministrazione statunitense rispetto alle relazioni internazionali, come se l’apparente multilateralismo e il fittizio approccio cooperativo dei democratici ai problemi fossero stati sostituiti dall’aggressivo decisionismo militare e politico – illegale e sovversivo, si noti la cosa, dal punto di vista della stessa Costituzione statunitense e dell’ordinamento giuridico internazionale (duplice violazione che del resto comincia sin dagli anni ’50 del Novecento) – dell’attuale governo Bush. Niente di tutto questo. La sua natura è invece enormemente più sottile e complessa. Del resto, a voler essere rigorosi, nemmeno si può dire che gli eventi di New York e di Washington abbiano avuto origine quel fatidico giorno. Se li consideriamo infatti la punta di un iceberg, quello che conta nel loro drammatico affiorare alla luce del sole è spiegare a causa di che cosa siano emersi.
Si può in effetti dire che l’11 settembre nasce perlomeno agli inizi degli anni ’80 con Ronald Reagan e la fine della <<Cold War Era>>, e si perfeziona in crescendo infine nel corso dello stesso decennio. Giunge in ultimo al suo culmine al momento della dissoluzione ufficiale dell’Unione Sovietica (formalmente nel 1991), non appena le classi dirigenti degli Stati Uniti decidono di riempire il vuoto creato dal tramonto dell’URSS con il nuovo ruolo geopolitico globale della potenza USA. Cosa che potranno fare solo tramite un crescente <<military spending>>, in linea tra l’altro con tutta la tradizione precedente, almeno dal conflitto coreano (1951) in poi. Non è certo un caso che gli Stati Uniti fossero <<già ben preparati per una guerra quando Bush Jr. prese pieno possesso delle sue funzioni>>. A ben vedere le cose, d’altro canto, a sua volta tale decisione cruciale possiede le sue radici più profonde nell’unilateralismo economico-finanziario susseguente al collasso di Bretton Woods, non appena il capitale finanziario statunitense sceglierà di fondare il suo dominio di lunga durata sia sull’uso permanente e universale del dollaro come <<riserva valutaria internazionale [world’s reserve currency]>>, sia sulla voluta e pianificata impennata dei prezzi del petrolio agli inizi degli anni ’70 del Novecento (cresciuti del 400% nel periodo compreso tra l’ottobre 1973 e il gennaio 1974), sia infine sul controllo strategico diretto, militare e diplomatico, delle (e non sul mero accesso alle) più importanti fonti energetiche planetarie (gas e petrolio, fondamentalmente). L’intima simbiosi di questi tre fini complementari, e simultaneamente perseguiti dalla potenza dominante dell’Occidente, è sotto gli occhi di tutti.
Alle spalle e a monte dell’11 settembre sta dunque la possente natura più profonda delle attuali tendenze del capitale finanziario USA, dei processi economici e geopolitici di lunga durata che trascendono di gran lunga ruolo e funzioni del personale politico oggi all’apparente guida degli Stati Uniti. Maturata perlomeno nell’arco di un decennio (i cruciali inizi degli anni ’90), la decisione di fabbricare una <<New Pearl Harbor>> direttamente sul suolo patrio è stata così dettata da imperativi grandiosi che sono senz’altro apparsi alle classi dominanti USA obbligatori e imprescindibili se si voleva realizzare l’intenzione di ridisegnare il paesaggio geopolitico ed economico-finanziario dell’intero globo, la cartografia complessiva dell’impero, al fine di dare vita ad un’altra epoca storica del predominio statunitense e proiettarne il tal modo nel futuro più lontano l’esistenza e l’egemonia planetaria.
Da questo punto di vista, il mondo è stato radicalmente trasformato dall’11 settembre in un senso decisamente più specifico e dirimente rispetto alla vulgata ufficiale. Le ragioni di tale metamorfosi sono molte, e tutte interdipendenti, come è del resto nella natura stessa della società del capitale. In primo luogo, infatti, l’imperialismo attuale rappresenta cosa ben diversa dall’immagine e dall’analisi tradizionale consegnataci dai grandi intellettuali, marxisti e no, del passato: da Hobson a Lenin. Nelle condizioni date, il capitale finanziario possiede oggi caratteri altamente peculiari e persegue strategie d’insieme, sia monetarie sia industriali, sia geopolitiche sia bancarie (governo del credito), che si distinguono nettamente da quelle d’inizio Novecento. Non solo. Tanto la struttura gerarchica dell’impero è oggi ben diversa da quella originaria, e viene messa in ordine e preservata con mezzi profondamente innovativi rispetto all’epoca precedente, quanto la stessa natura più profonda e sofisticata del capitale finanziario rappresenta, ora lo possiamo capire meglio, un oggetto completamente distinto dalle spiegazioni classiche. Insomma, la strategia di superficie dell’imperialismo attuale, sia quella osservabile sia quella tendenzialmente invisibile, accuratamente occultata dai dominanti, differisce notevolmente da quella esistente tra XIX e XX secolo. La mente sovrana che si fa carico della sua direzione e organizzazione d’insieme ha sede nel governo da parte degli Stati Uniti della <<world’s reserve currency>>, nel ruolo e nelle funzioni determinanti della <<High Finance>> e delle <<Global Banks>> statunitensi, nel capitale manifatturiero USA che ha il quasi monopolio internazionale degli armamenti, nelle <<Giant Firms>> della industria civile (un insieme di sottosistemi, si noti il fatto, in stretta simbiosi reciproca), nell’estensione ormai planetaria delle sue basi militari, nei suoi sistemi di intelligence globali, e non ultimo nella ormai stretta integrazione funzionale tra circuito finanziario internazionale e grande crimine organizzato.
D’altro canto, tale complesso sistema di cose, con la sua intrinseca dinamica, dipende a sua volta da un meccanismo più interno, dalla sottostante logica più sofisticata del capitale, che stando sullo sfondo e in maniera estremamente sottile ne genera cicli di sviluppo e modalità di realizzazione, ne media anonimamente l’evoluzione temporale. Un’idea, quest’ultima, che non esiste nella cultura liberal-democratica e nel marxismo ortodosso delle origini (né è mai emersa successivamente nel pensiero occidentale, in qualunque sua variante marxista e no). Tale semplice constatazione segna tutta la cruciale distinzione del presente rispetto al passato. È precisamente questa chiave di lettura a renderci edotti, oggi, almeno potenzialmente, di quello che nemmeno poteva essere immaginato, né tanto meno spiegato, dalle concezioni antecedenti.
In secondo luogo, i dominanti, i soggetti che personificano il capitale finanziario e gli danno la sua tipica impronta intenzionale, hanno ormai da tempo assunto la proprietà e la direzione dei giganteschi Netwok planetari che, dando forma preventiva al flusso complessivo dell’informazione circolante sul pianeta, letteralmente creano la realtà osservabile degli accadimenti quotidiani e dunque preformano – scientemente, seguendo intenti predefiniti – il significato e financo la natura sia di quello che sarà visto sia di quello che sarà compreso dalla pubblica opinione. Se a tutto ciò si aggiunge il controllo pressoché completo della formazione culturale delle nuove generazioni da parte del sistema universitario e delle mille Foundation che finanziano i numerosi centri di ricerca dell’Occidente, si avrà credo un’idea più precisa dell’estensione e delle radici più profonde del potere in questione e della sua egemonia societaria d’insieme.
In terzo luogo, grazie probabilmente anche a questa sua presa capillare sul complesso della società civile e delle sue istituzioni, il capitale finanziario attuale può fare affidamento sulla dichiarata connivenza politica, ora esplicitamente diretta ora sottilmente mediata, sia del pensiero cosiddetto “di sinistra” e dei suoi numerosi outlet mediatici, sia dell’intera cultura marxista odierna, del resto quasi esclusivamente accademica e confinata all’interno di pingui campus universitari (dipendente dunque, per la sua esistenza, dal beneplacito e dai finanziamenti dell’establishment ufficiale). In effetti, questi due ambienti, ramificati e diffusi come sono all’interno perlomeno di una parte rilevante delle moltitudini occidentali, rappresentano ormai solo una <<fake opposition>> estremamente funzionale ai disegni dei dominanti.
Tale <<opposizione fittizia>> – o in ragione di un’esplicita committenza o a motivo di una forma mentis in sé (per la sua storia, per la sua formazione culturale) subalterna dei soggetti che la incarnano – viene usata dalle classi dirigenti dell’Occidente tanto per ottenere il consenso dei dominati, quanto per controllare e dirigere, conformemente ai loro interessi, il dissenso societario e la eventuale resistenza delle masse ai loro crimini domestici e internazionali. Tali fini, del resto, si noti la cosa, tanto più e tanto meglio vengono conseguiti quanto più la finta avversione per il potere assume i toni e le condotte di un’opposizione radicale e apparentemente intransigente, fatto che le consente di assumere gli stessi scopi dei dominanti sotto le mentite spoglie di una loro critica a prima vista incondizionata. Come si vedrà, tutte le interpretazioni dell’11 settembre che ricalcano, alla lettera, la spiegazione ufficiale, siano esse di diretta ed esplicita emanazione governativa oppure di filiazione marxista e “di sinistra”, tanto rendono impossibile capire cosa sia realmente accaduto quel giorno negli Stati Uniti, quanto vietano qualunque comprensione delle effettive, nuove caratteristiche dell’imperialismo odierno, due approdi che le rendono particolarmente charming agli occhi dei dominanti.
[...]
|
|
| |
|
|
| |
|
|
|
|
|
| Copyright © 2008 Faremondo. All Rights Reserved. |
|
|