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¡Qué importa un día! Está el ayer alerto
al mañana, mañana al infinito,
ni el pasado ha muerto, ni está
el mañana - ni el ayer - escrito.

Antonio Machado




Scrivere il domani è, forse, il compito più importante di tutti per provare a faremondo. Significa che le nostre possibilità di sopravvivenza come specie sono (e saranno) sempre più legate alla nostra capacità di immaginare e di condividere un modo di vivere diverso da quello attuale.
Un altro universo di conoscenza, un altro mondo d'esperienza. A comporli saranno forme diverse di quelle cose che oggi chiamiamo scienza, religione, lavoro, arte, amore...
Con queste idee in testa, nel 2003 tre dei fondatori di Faremondo, Roberto Di Marco, Emanuele Montagna e Franco Soldani, scrissero un libro intitolato appunto Scrivere il domani (Pendragon, Bologna).
Un primo, difficilissimo tentativo, la mossa coraggiosa di chi - in tempi di nebbie concettuali terribilmente invasive - avverte che è assai più importante nominare con lucidità le questioni e i problemi (scontando di norma la congiura del silenzio) piuttosto che "dare risposte" e "proporre ricette per l'indomani" (magari per "costruirsi un'immagine" e raccogliere riscontri a breve).
Questa sezione diverrà il luogo in cui depositeremo altri tentativi di questo genere e le discussioni che essi accenderanno.
 

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Scrivere il domani: l'impresa è difficile, notava Roberto Di Marco in apertura del libro del 2003. Le nebbie cognitive sono tante e pesanti. La generale crisi di senso che tutto avvolge in un'atmosfera da catastrofe incombente paralizza le immaginazioni dei dominati mentre i dominanti, in frenesia nichilista e criminale dopo l'11 settembre, curano i loro piani per durare in nome e per conto del principio determinante del capitale.

La politica, intanto, non esiste più. La fu sinistra, la fu destra, il simulacro della supposta opinione pubblica, i partiti nelle loro forme otto-novecentesche... È rimasta una sola cosa: la competizione fra chi serve meglio i dominanti.

E l'economia, la sociologia, il diritto, la filosofia, la letteratura? Sono alla stanchezza del "copia e incolla" dal testo della politica.

Restano la scienza, gli scienziati e i loro pensieri. Qui il discorso si fa più complesso, non v'è dubbio. Tuttavia anche la scienza non può raccontarla giusta quando pretende di essere super partes ed unicamente interessata alla conoscenza oggettiva ed avalutativa del mondo. Intanto perché anch'essa subisce la determinazione dall'esterno da parte del Potere in termini di finanziamenti alla ricerca e interdizione di potenziali sentieri sgraditi. Ma anzitutto perché la sua interna forma mentis è determinata dalle "regole" proprie del principio determinante: la scienza ragiona come il capitale funziona, come si vedrà meglio viaggiando in questo sito.

Dunque, scrivere il domani vuol dire voltare pagina, però davvero, su tutto, senza se e senza ma, mettendo dentro il proprio leggerissimo ed essenziale zaino, all'inizio del viaggio, la consapevolezza, per molti inconcepibile o insopportabile, che occorre andare oltre il pensiero dell'Occidente, fuori da questa Civiltà. E immaginare immaginare immaginare e ancora immaginare un mondo diversamente umano e naturale insieme.

Il bipede vincente con dentro il fuoco di Prometeo-il-capitale sta uccidendo la speranza e scioccamente prepara anzitempo l'avvento della sesta estinzione di massa.

Catastrofista è chi non vuole fermarlo.

Noi non siamo catastrofisti.

Ma non possiamo fermarlo percorrendo in senso contrario la sua stessa strada, cioè usando il suo stesso pensiero o un qualche surrogato subalterno per liberarcene. Il Novecento ha dimostrato che non si può fare. Dunque non s'ha più da fare.

Occorre prendere altre strade. Quali, se il bipede vincente ci ributta nella sua ad ogni passo?

(continua)

 

 

 

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