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juan de mairena

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La niente affatto eroica parabola di una specie estinta: gli intellettuali marxisti

  1. Il debutto

La prima fase della loro epigenesi sembra sia cominciata quando con la traduzione russa del Capitale nel 1872 si è cominciato a definire Marx un maestro, da consultare e a cui chiedere pareri su questo e su quello. Poi con la socialdemocrazia europea e Déville e soprattutto Kautsky e Bernstein, in un primo momento perlomeno, si è trasformato Marx nel fondatore di una dottrina, una sorta di teologia laica con Kautsky come papa, come se si fosse scoperto col materialismo storico e dialettico (di Engels soprattutto) le leggi di sviluppo della storia e della società. Fino a questo punto però gli intellettuali e gli uomini di partito socialisti del tempo erano ancora formalmente fuori del sistema, non ricoprivano ruoli e funzioni ufficiali all´interno delle istituzioni di potere dell´epoca. Erano ambigui e doppi, sí, in Germania probabilmente si trovavano già al servizio degli Hohenzollern e comunque non avevano alcun interesse per l´analisi di Marx (non la capivano, erano riformisti, oppure facevano finta, erano rozzi e interessati, corruttibili, ecc.).

In ogni caso rappresentavano individui e collettivi non ancora integrati, apparentemente, quanto meno non ufficialmente, nel sistema dei dominanti. Ovvero lo erano, ma ancora nei sindacati dei lavoratori e nei partiti operai, nella pseudo democrazia di allora (Parlamento, elezionismo, la stampa, ecc.), insomma nella cosiddetta società civile e tra le masse del tempo a cui davano una certa voce. Non bisogna dimenticare, del resto, che Rosa Luxemburg, insieme ad altri intellettuali dell´epoca, Franz Mehring ad esempio, teneva le sue lezioni di economia politica in una scuola di partito!

 

  1. La carriera

Con Lenin e la formazione della Terza Internazionale e dello Stato sovietico le cose cambiano in peggio o evolvono di conseguenza. Intanto anche Lenin e il gruppo dirigente bolscevico (Bucharin, ecc.), sulla scia dei suoi predecessori e con la stessa loro ambiguità, innalza il pensiero di Marx a fonte di conoscenza indiscutibile del reale (epistemologia) e della società (scienza). Inoltre fa del marxismo la dottrina del proletariato e la bibbia della classe operaia, un sistema di conoscenza assoluto in cui si compendiano la conoscenza della natura e della storia umana, le leggi di evoluzione e di mutamento dell´intero universo degli uomini (sia questo economico-finanziario come il capitalismo o fisico-biologico come la natura). Con la sua morte poi e la definitiva nascita di uno Stato formalmente proletario sotto Stalin, tra la metà circa degli anni ´20 e la fine dei ´30, questa cultura evolve a marxismo-leninismo e si ossifica, oltre che in forma di enciclopedia e di trattato universale dello scibile umano, in una serie di istituzioni prestigiose (Istituto per il marxismo-leninismo, Accademia delle scienze, ecc.) che ne promuovono poi la diffusione su scala russa dapprima e planetaria poi. Il m-l si insegna nelle Università, si autoalimenta con le sue pubblicazioni, i suoi periodici accademici e no, ecc. Diventa in altri termini una ufficiale chiave di lettura del mondo, indispensabile per comprenderlo e trasformarlo (ovvero per mantenere il suo status quo). A questo punto, il marxismo-leninismo è ormai diventato una concezione scolastica universale comprensiva dei suoi dogmi, delle sue autorità, della sua gerarchia, delle sue sacre scritture, della sua fede, dei suoi fedeli, ecc. Insomma è divenuto, ironia perfida della storia reale, una Chiesa vera e propria con tendenze ecumeniche e cosmopolite.

 

3. L´incorporazione

Alla fine del secondo conflitto mondiale e col primo dopoguerra si ha un´altra trasformazione, quanto meno in Occidente (Europa in testa), giacché nell´URSS e nei paesi satelliti tutto rimane probabilmente invariato nella sostanza. Ben presto infatti, non appena i partiti comunisti si istituzionalizzano e si integrano volontariamente nel sistema liberal-democratico, fino a farsene addirittura i fondatori e i difensori, gli inflessibili custodi ideologici, da subito insomma, i marxisti di questo emisfero si infeudano al mondo istituzionale del capitale. Oltre a coltivare il classico metodo sovietico entro i partiti operai e i sindacati (scuole di marxismo-leninismo, scuole quadri, ecc.), diventano intellettuali ufficiali (pseudo studiosi, politici, dirigenti, ecc.) e finiscono prevalentemente col trincerarsi nelle Università e nei media del tempo (stampa, mondo editoriale, TV, ecc.). Si metamorfosano spesso in baroni, gestiscono potere cattedratico, creano istituti di ricerca spesso con fondi pubblici, cooptano i loro allievi nelle cattedre create all´uopo, scambiandosi favori, ecc.

Insomma, finiscono con lo scimmiottare gli stessi metodi classici dei dominanti e così si assimilano da soli alla loro forma mentis, divenendone in ultima analisi un clone all´interno delle classi popolari e dei dominati (pur godendo di rendite di posizione e svolgendo funzioni privilegiate, e dunque vivendo in un mondo distinto e separato da quello dei subalterni di cui pretendono poi, al colmo del paradosso, rappresentare la voce e la guida spirituale). Col 1991, la fine dell´URSS e la scomparsa dei partiti comunisti dell´Occidente, questo processo giunge al termine e la specie si estingue fondamentalmente come soggetto storico di un´intera epoca. Qualcosa sopravvive nelle riserve indiane odierne, nei musei del pensiero, in alcuni nicchie accademiche, in qualche campus universitario (più che altro ghetti di lusso in cui custodire qualche esemplare raro di chierico introvabile altrove), negli stracci che volano all´interno del mondo della carta stampata, qui e là – sempre in condizioni di vita miserrime, direbbe Leopardi – negli anfratti ai margini della società civile.

I marxisti allora, intellettuali puri (quelli che per Dürrenmatt «viel denken und nichts machen») o cosiddetti uomini di azione e militanti (quelli che per converso e contrappasso, si potrebbe dire, «viel machen und nichts denken»), hanno attraversato una evoluzione davvero significativa rispetto al mondo in cui sono nati, alla loro condizione di partenza e al loro status iniziale. Dapprincipio, perlomeno formalmente, rappresentavano uomini comuni dediti ad una causa, rischiavano la pelle e la reputazione impegnandosi in prima persona in battaglie civili e politiche ardue per il contesto della loro epoca. Soprattutto si trovavano comunque all´esterno dell´élite intellettuale che faceva e dirigeva la cultura dell´Occidente dall´alto delle istituzioni sociali allora dominanti (Sistema formativo, Università, Accademie, Stampa, ecc.). In seguito, invece, soprattutto con la nascita dell´URSS i marxisti sono diventati intellettuali di professione, docenti ex cathedra, accademici di rango ed eminenti savants, e si sono stabilmente incorporati nel sistema ufficiale, divenendo i portavoce del potere, dei soggetti che nel frattempo si erano impadroniti delle redini del comando.

 

4. L´asservimento funzionale

Nel mondo occidentale questo modello è stato replicato alla grande da tutti quanti, partiti comunisti, socialisti e socialdemocratici, sulla scia del resto tanto della casa madre quanto delle sirene liberali, irresistibili col fascino dei loro grandi mezzi: sinecure personali, floridi flussi finanziari, visibilità mediatica, potere accademico, notorietà internazionale, solide posizioni decisionali in ambito istituzionale, ecc. I marxisti divenuti intellettuali (in senso lato) di regime, si trovassero nel mondo dei Megamedia (Networks, stampa, case editrici, agenzie di informazione, ecc.) oppure gravitassero nel raggio d´azione dei Campus (due universi del resto in simbiosi), si sono ormai stabilmente accomodati con agio, laddove ovviamente sono sopravvissuti all´estinzione di massa della loro specie originaria, nella logica della cultura liberal-democratica, del potere insomma, e vi svolgono ormai funzioni ancillari (perfino superflue vista la predominanza del pensiero unico). Divenuti ben presto, subito dopo la loro nascita, cortigiani del principe (e in Castiglione perlomeno il dignitario dava consigli al regnante che potevano andare anche contro la sua opinione), si sono poi evoluti in servi del padrone fino a svolgere le loro funzioni sotto dettatura. Sono giunti infine, al termine della loro parabola involutiva, a presentarsi sul davanti della scena come meri funzionari istituzionali, soggetti senza qualità e privi di qualunque personalità, delle classi dominanti dell´Occidente. A questo punto, sono diventati freddi ma attivi esecutori delle loro decisioni, moderni scriba dei loro nuovi signori e dell´impero di cui sono divenuti docili militi, completamente integrati nel sistema di potere costituito e vincolati senza possibilità di replica alle loro ferree regole d´ingaggio. E sono regole a cui del resto si conformano volentieri e con zelo visti i privilegi che, come briciole cadute dalla tavola del sovrano, finiscono nelle loro tasche e saziano per così dire i loro appetiti particolari (di ogni tipo: dalla brama di denaro alla libido individuale, di norma appagata a spese di qualcun altro) e il loro narcisismo privato.

Questa armata di moderni chierici senza abito talare, ma con una forma mentis di tipo teologico, ha per più di un secolo reso impossibile alle moltitudini planetarie di capire la natura del capitale e dei suoi modi specifici di funzionamento, fuorviando il loro intelletto e instradandolo per sentieri che non menavano da nessuna parte, ed anzi si perdevano in una sorta di deserto senza nome né segnavia, in una specie di Okavango concettuale, in cui la conoscenza s´insabbia e s´inabissa nel nulla. Soprattutto, ha costruito intorno alla e dentro la loro mente dei modi di fumo che hanno dissimulato e dissimulano, laddove esistono ancora, la realtà del mondo contemporaneo, perché risulti impossibile alla loro ragione comprendere lo stato delle cose e portare alla luce, finalmente, l´ordine sovrano del capitale che regge e dà un senso (preformato) alla vita di tutti noi.

 

5. Il ruolo dirimente della scienza oggi

Con la loro scomparsa tendenziale diventa oggi possibile, forse, far nascere un diverso modo di intendere il nostro mondo e di ragionare, di analizzare la società e soprattutto oggi il pensiero scientifico, che nel frattempo è divenuto il pensiero ovunque dominante. La scienza ha ormai preso attualmente il posto delle vecchie ideologie (il mito del progresso, la cultura illuministica, l´immaginario primato della politica, ecc.) e svolge al presente una funzione intellettuale sociale globale dirimente per la riproduzione del capitale nel suo complesso.

Non solo perché, ovviamente, come si potrebbe forse credere in prima battuta, sulla scia del resto di un mito originario dell´Occidente, costituisce la fonte prima e più copiosa delle conoscenze odierne concernenti i fenomeni naturali e dunque dell´attuale essort della tecnologia civile e militare, bensì innanzitutto per un altro motivo essenziale. Fondamentalmente perché la ragione scientifica preforma con le sue potenti categorie formali e il suo status ufficiale l´intero universo cognitivo dei soggetti, facendo letteralmente nascere dal suo imperio la loro mente d´insieme. Vale a dire: il loro modo di concepire la natura, d´interpretare la realtà, d´immaginarsi lo stesso pensiero e di conseguenza di comprendere il mondo – sia questo la società, la loro storia, oppure il vivente e la materia fisica – che li circonda, al cui interno nascono e che addirittura fanno emergere dalle loro multiformi condotte. Senza una rilettura e una nuova disamina, dall´interno, dal seno stesso della logica che le secerne, di queste sue funzioni cruciali, non è oggi possibile capire alcunché del sistema socio-economico attuale. Questo perché è insito nella sua natura il divieto di far comprendere ai singoli l´effettivo stato della questione. E se è essa a preordinare il nostro pensiero, si può capire quale spazio di libero arbitrio intellettuale rimanga oggi a nostra disposizione.

 

6. I nuovi funzionari e le nuove possibilità

Nondimeno, è comunque assodato il fatto che il capitale dispone oggi di una nuova folla di intellettuali o soggetti che svolgono funzioni cortigiane (questa “vil razza dannata” che pare non morire mai) definitivamente omologati alla cultura dominante e fedeli ovvero proni servitori dei loro attuali signori. Visto che possiedono il controllo completo dei sistemi formativi, è stato relativamente facile per i dominanti, tramite i grandi mezzi finanziari di cui dispongono le loro Foundations, far crescere come in una serra questi nuovi paladini laici della cristianità occidentale e inviarli poi ai quattro angoli del mondo perché potessero diffondere il loro verbo dovunque. Non a caso il pensiero unico ha oggi forma cosmopolita e lo si ritrova dappertutto. Spariti dalla scena i marxisti, sono oggi questi ultimi funzionari del capitale, presenti dappertutto con vocazione ubiquitaria, e dunque anche tra i dominati, ad occupare tutta la scena e a plasmare l´opinione pubblica internazionale, persino ad evocarla in vita con le caratteristiche più funzionali ai fini del potere. L´11 settembre 2001 è stato da questo punto di vista una sorta di Matrix massmediatico. È da queste fonti che promanano oggi i maggiori mondi di fumo e i mari di nebbia in cui far vivere stabilmente le masse planetarie. Se vogliamo fuoriuscirne e riveder finalmente le stelle, pellegrini di ben altra fede e senza la guida per il nostro povero intelletto di alcun Virgilio, non ci resta altro da fare che rompere definitivamente con la logica apocrifa del mondo occidentale e cominciare davvero un nuovo viaggio della mente oltre le colonne d´Ercole dell´eterno presente in cui vorrebbero farci vivere, possibilmente, per sempre. Chissà che in prossimità della rocca di Gibilterra, invece di sentire il rombo del tuono e di sprofondare negli abissi, non ci sia data la ventura di scoprire un altro continente laddove invece avrebbero voluto non farci veder niente.

 

 

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