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Stereotipi letali. Il vecchio Pci e la scienza di Franco Soldani

Juan Alberto Guerrero Della Malta, professore emerito di storia della scienza e teologia, Università di Rosario, Argentina, ci ha inviato questa breve presentazione a Stereotipi letali. Il vecchio Pci e la scienza di Franco Soldani. Volentieri la pubblichiamo con l’invito a leggere il testo nella sezione dedicata al Centro studi Juan de Mairena.

 

my-favourite-comm_-on-telephoneGli studiosi italiani e i lettori acculturati non cognitivamente prevenuti dovrebbero essere molto grati a Franco Soldani per averci reso disponibile questo argomentato pamphlet.

Nessuno finora, per quel che ne so, aveva mai affrontato il tema della (auto)dissoluzione del Pci accedendo alle segrete stanze del sostrato filosofico e della visione della scienza che fornirono la culla ad una teoria politica straordinariamente camaleontica e longeva: dagli anni della Terza Internazionale alla parabola di Togliatti, da Longo a Berlinguer e oltre… Fino alla pilotata, cattiva imbalsamazione del cadavere i cui miasmi (in sembianze d’Occhetto, D’Alema, Veltroni, Fassino, ecc.) ammorbano l’aere italico ancora oggi e lo faranno chissà fino a quando (sotto le vesti di Napolitano, Violante, Epifani e simili, pericolosi avatar e mandanti degli attuali feticci straccioni alla Renzi).

Tutta gente – la classe dirigente del Pci – che invero nulla poteva sapere della scienza: gente che prendeva consigli da “epistemologi” e “filosofi” adusi a rimasticare ad libitum le carte truccate in partenza del materialismo dialettico senza peraltro degnarsi di andare a vedere le interne vicende della scienza e degli uomini che la facevano…

Ne venne fuori una costruzione teorica e politica ben poco grandiosa e nemmeno coerente, infarcita di stereotipi che alla lunga si sarebbero appunto dimostrati letali. E letali essi sarebbero stati comunque, anche in assenza di quinte colonne all’interno del gruppo dirigente del partito – quinte colonne che invece ben operarono (Amendola a Napolitano furono solo i volti più noti) sul piano interno e geo-politico internazionale, contribuendo al deragliamento mentale delle masse che seguivano il treno e alla trasformazione dell’apparato in un OGM spocchioso e pidocchioso, fervente realizzatore dell’affossamento del mio amato paese d’origine.

Per me, che vivo di lieta vecchiaia nella provincia argentina di Rosario e seguo con crescente apprensione mista a schifìo le vicende italiane, questo libro di Franco Soldani va senz’altro letto in tandem con lo studio di Aurelio Macedonio Aldrovandi intitolato Friendly Fire. Il sequestro Moro come false flag operation orchestrata dagli Usa: fuori dai livelli degli straccioni, siamo essi storici o giornalisti, chi umilmente vuol comprendere l’ineluttabile tramonto del Pci parte senz’altro dall’analisi delle tare originarie di tipo teorico (materialismo ontologico, apologia della scienza e del capitale su tutte), ma riconosce anche senza tentennamenti il canto del corvo che risuonò per tutto il partito durante l’affaire Moro portandolo nel giro di pochi anni al collasso su tutti gli altri piani.

Ero in Italia e a Roma, in quei mesi, come inviato dell’allora centro culturale Bernardino Rivadavia di Rosario, e ricordo con particolare orrore le frenetiche scorrerie mortifere e sottobanco del favourite communist di Henri Kissinger, l’attuale bispresidente della Repubblica: la sua scellerata (e berlingueriana) “linea della fermezza” di allora faceva il paio con la sua ignobile stroncatura, operata alcuni anni prima, dell’unico tentativo di revisione della “linea del Pci sulla scienza”, quello agito dal fisico Marcello Cini…

Se oggi possiamo dire, anche a questo proposito, che molto “si tiene” e un poco abbiamo compreso, lo dobbiamo soprattutto a contributi come questo di Franco Soldani, che vi invito a leggere e glossare per augurabili discussioni da fare (magari) durante la mia prossima venuta in Italia (marzo 2015).

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