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Andrà tutto… nella pandemia del capitale (terza puntata)

Ireneo Corbacci

 

Per fare ancora una discussione fra noi su in baita, questa volta ci siamo dovuti inerpicare con le racchette da neve. Ieri la tormenta ci ha portato in poche ore più di mezzo metro di neve, i cartelli dei divieti d’accesso e di assembramento sono volati via, le pattuglie della forestale sono ridiscese a valle. Dal canto loro, i rari militari infreddoliti sono tornati dalla mamma a mangiare i pizzoccheri imbambolati. Siamo davvero soli, chissà perché se n’è andato anche il drone occhiuto. La natura che siamo si abbraccia perciò in noi da se stessa: è tempo propizio alla migliore riflessione d’azione. E’ vero o non è vero che un’entità in apparenza oscura ci sta muovendo guerra con la pandemia?

In una situazione come questa la creazione indubitabilmente scricchiola. Potrebbe essere un bene per la specie: preghiamo per le creature, come non direbbe mai il teologo. Alle prime avvisaglie telluriche ecco il Salvatore nel Mistero che riprende la lena: non poteva proprio tacere il gran mestatore. E noi, condannati ancora a inseguire il loro fare la storia, in base alla legge di Karl Rove e su insistenza dell’Eustachio che si è stampato il suo ultimo storico discorso, ricominciamo proprio dalla sua mossa astutissima.

Siamo davanti ad una tragedia di proporzioni bibliche, argomenta il Salvatore.

La natura è scesa in campo contro gli esseri umani? Il virus è la risposta della natura, come dice il papa col nomignolo del Poverello di Assisi? Magari, sarebbe tutto più facile e più semplice. Invece no: è tutt’altro ed è peggio. L’apocalisse già prevista dagli scrittori biblisti uno stuolo di personaggi un tantino eccentrici riuniti in un mosaico raffazzonato (le cosiddette Sacre scritture o profane censure) da un’accolita di redattori psicotici si riferiva ad un mondo piccolino e relativamente ameno a paragone dell’attuale società mondiale, che non è in essenza il mondo multipolare dei geopolitici ma la società del capitale: la società unica di questa “cosa pensata” che per molti resta un mistero solo perché non appare se non tramite le sue forme.

L’apocalisse di una società come questa – dice Stof – è forse il segno del tramonto della specie, non del solo Occidente, che è già da un pezzo che tramonta, e più tramonta e più non crolla. E la specie – aggiunge il Marulla – è una specie naturale fra altre, o meglio, più naturale delle altre nella distratta fattoria degli animali che il capitale ha inaugurato. Dunque, è la natura stessa che tramonta, perché in una specie si specchiano tutte le altre, identiche maschere cinetiche di se stessa.

Ma figuratevi se il Salvatore nel Mistero può annoverare queste piccole verità fra le sue alte preoccupazioni. Lui deve scongiurare che dalla pandemia inscenata si arrivi alla distruzione della capacità produttiva mondiale, e per questo è disposto a concedere credito illimitato a quelli che dovrebbero costringere ad intensificare il lavoro delle moltitudini già immiserite: lo struggimento grigio di coloro che, evidentemente mal orientati, percepiranno quel credito illimitato sulla loro pelle come debito a vita, meglio di prima non rimborsabile nell’arco della stessa: è natura che uccide natura sotto gli occhi distanti di Dio.

Del resto, ci spiega il Salvatore, siccome una profonda recessione è inevitabile, la distruzione di capacità produttiva sarà, come nelle precedenti guerre, alquanto selettiva: nella distruzione di molti alcuni saranno prontamente ricostruiti e ne usciranno più torreggianti di prima. Quelli che non moriranno di pandemie e di fame saranno più poveri e lavoreranno dalla culla alla tomba, ma nemmeno questo basterà a pagare il debito che lo stato avrà contratto in loro favore.

Tuona il Salvatore: «Il nostro lavoro è divino perché può creare denaro dal nulla. Ma una volta creato qualcuno dovrà impegnarsi a farlo riaffluire verso di noi, che allora al nulla lo innalzeremo Ad Maiorem Dei Gloriam, perché noi siamo soltanto Suoi funzionari, persone o maschere a cui Lui ha donato volontà e coscienza: noi non siamo noi, siamo Lui in persona. Come sono ridicoli certuni fra voi quando fantasticano di un nostro potere proprio alquanto demoniaco mentre noi esistiamo soltanto come Suo Potere».

L’eresia inquisitoria del Salvatore, che potrà stupire solo i sicofanti, sta nell’aver detto che il ruolo specifico dello Stato sarà, in questa situazione, quello di far aumentare il debito pubblico per soccorrere alcuni e affossare meglio i tanti.

L’Eustachio dice che, fallito il decennale whatever it takes monetario i nodi sono venuti al pettine più di prima. Perciò la risposta del Salvatore ha da essere più sfrontata di prima: whatever it takes per indebitare gli stati, incamerare gli ultimi asset rimasti, concentrare le imprese, uniformare le polizie.

«Non mi meraviglio di grande meraviglia» – conclude Stof alla vista di cotanta Babilonia. L’apocalisse di questa società vive di questi mezzucci non propriamente estetici: la pandemia contro gli esseri umani farà da lubrificante per un po’, poi quella natura in rivolta contro di noi rivelerà il suo vero volto e dentro la natura saranno dolori divini. Dio ce ne scampi! Anche perché – cosa invero comicissima – il Dio del Salvatore nel Mistero scamparcene non potrà, essendo Lui trascendente ed avendo Lui dal nulla già creato…

Per tutto avremo allora una bella parola, ma che situazione storicamente inedita sarà? La natura in preda a contrazioni senza possibilità di parto nemmeno prematuro, noi esseri umani imbelli, da tempo esternificati alla natura stessa.

Una natura lasciata (finalmente, in un certo senso!) a se stessa, a curarsi da sola le sue orribili ferite, senza un Dio da cui provenire e senza un nulla ove approdare. «Vi rendete conto?» chiede il Marulla.

«No – rispondo – non credo che possiamo, al momento. Adesso non è nemmeno tempo di rimediare: rimedio non c’è, il rimedio non lo vuole nessuno, ebbe a dire l’Incurante di Pavia. Adesso è tempo di esplorare. La conoscenza, forse, arriverà sulla strada mai presa, se la prenderemo».

Dunque, riordiniamo dal principio: una pandemia del capitale che non proviene da Dio, ma neanche da tutta una specie naturale. Quindi?

Per il Divino Architetto di Ratzinger il problema non sussiste: Lui sapeva tutto e la sua bontà in tutto si manifesta, anche e soprattutto nella nostra sventura. Lui non è partito da noi, non ci ha posto a pietra di paragone della sua infinita lungimiranza: chi di noi, da dentro questa schiatta debole e riottosa, può allora lagnarsi per una pandemia di cui non può comprendere il disegno? Nell’impossibilità di sapere meglio tacere che indulgere nelle grida del cuore: il cardinale di Siviglia è pur sempre un parente prossimo del pontefice emerito.

Anche con la pandemia Lui è partito dal nulla. E già questo è un bel rompicapo per noi. Perché siamo solo noi, al dunque, che questo nulla dobbiamo immaginare. E non siamo naturalmente portati.

Ecco perché il Salvatore nel Mistero ha buon gioco nel promettere gli aiuti di Stato mediante l’indebitamento dello Stato: lui dice che questo denaro si può creare dal nulla, che non costa niente, che servirà a rimettere in moto l’economia e a non perdere posti di lavoro… Lui si finge in ipotesi di immaginare il nulla. Immaginato e dichiarato esistente, da esso trae il denaro per l’intervento dello Stato: il resto seguirà. Come?

«Perdonatemi il fumo – interrompe Stof mentre gira un galletto sulla griglia – ma io da questa pandemia vorrei uscire davvero. Hanno messo lì un Dio, nominato un nulla, procurato un virus planetario, faranno piovere denaro, ecc.: e tutto sarà fatto senza inganno? Anche se volessero, senza inganno non saprebbero farlo!

Perdonate ancora il fumo, fra poco mangeremo. Ma voglio farvi notare qualcosa che il ragionamento del Salvatore lascia in ombra.

C’è un Dio che fa tutto dal nulla ma che è inconoscibile: non è né questo né quello, diceva Meister Eckhart: è nulla, va bene. Infatti il Salvatore subito dopo nomina il nulla. E lo possiede. Possedendolo, da esso trae la pandemia e il fiume di denaro che a Loro serve. Nel mistero, intanto, si è fatta muovere in questo modo la nostra natura, che vorrà dire miliardi di vite indirizzate sulla via che da nulla va a qualcosa che tuttavia conserva la natura del nulla: ma vi pare una forma di conoscenza questa? Eppure ci hanno fondato sopra un mondo materiale e una scienza dalle mille meraviglie… Eppure adesso ci dimostreranno che per il nostro bene l’umanità sarà a più riprese costretta in casa e nella logica della conservazione del nulla dovrà rifarsi una sanità mentale compromessa dall’essersi troppo assembrati fuori casa per qualche milione di anni. Cosicché, quando qualcuno verrà autorizzato a uscire, in osservanza alla nuova legge di natura che quel nulla impone dovrà essere tracciato negli spostamenti, nelle espressioni del viso, nelle strette di mano, negli esercizi fisici e negli eventuali baci.

A che pro, tutto questo? Solo per scongiurare che coscienze un po’ meno devastate di queste possano incamminarsi sulla via del risveglio?».

Intanto il Salvatore ha chiamato gli europei a darsi reciproco conforto e supporto nella causa comune a tutti, medici eroi e scienziati untori, spifferatori di cifre e poeti maledetti dalla distanza. Siamo dentro un paesaggio terroristico costruito nel corso dei millenni: crudele, perfido, spaventevole, smisurato, immane.

Di cosa è fatto sotto le forme fenomeniche?

Di inganno, miracolo e magia, specialmente quando, come oggi, si colora con le tinte della scienza.

E siccome dai primi inganni arcaici è stata formattata negli ingannati una forma mentis adatta alla convalida dell’inganno, oggi risulta quasi impossibile al nostro comune intelletto immaginare in tutta la sua stupidità nichilistica il disegno dei dominanti dell’Occidente, che magari in futuro potranno anche darsi geopoliticamente il cambio. Con chi, con i cinesi? Difficile: la Cina è presa nella morsa dell’economia del “lavoro a buon mercato” (la CLEY). Intanto, il disegno complessivo del capitale si arricchirà di nuove sfumature nella testa di funzionari parvenu: odor di Leviatano che cambia pelle. Il Salvatore ha parlato a modo suo delle maschere del gioco, ma si è ben guardato dallo svelare la natura del gioco tutto mondano che fanno. Per questo ha collocato le maschere in Dio, a noi inconoscibile nei secoli dei secoli.

Il galletto di Stof sembra ormai cotto a puntino: la nostra baita è piena di fumo.

Intoniamo un inno alla libertà di espressione:

oh, pensier negletto

se mai ti ridaremo vita

in una natura bella

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