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Da Faremondo nasce il Centro Studi Juan de Mairena

Era da tempo che riflettevamo su come dare un segno inedito della nostra presenza e delle nostre idee, iniziative e scritture. Abbiamo infine deciso di far nascere un centro studi. Nelle nostre intenzioni, dovrebbe riprendere il filo spezzato del pensiero critico e riallacciarlo all’immaginazione di un’altra società. In questi tempi, è una scelta di sopravvivenza mentale, prima di ogni altra cosa. Ci auguriamo che col concorso di quanti vi si avvicineranno possa diventare una vera e propria scuola di dibattito, di confronto fra studiosi e di orientamento differente per i giovani.

 Centro Studi

Juan de Mairena

Comprendere la società, immaginare il futuro in un’altra società

E oggi, dopo un altro secolo, noi diciamo:

studiamo e immaginiamo diversamente

Il pensiero non è che un lampo nel mezzo di una lunga notte.

Ma questo lampo è tutto.

Henri Poincaré

Ogni conoscenza presa al momento della sua costituzione

è una conoscenza polemica.

All’inizio essa deve distruggere

per far posto alle sue nuove costruzioni.

Gaston Bachelard

Programma

A fronte di tanti anni di studi e ricerche, di dibattiti e di conferenze, internazionali e no, di esperienze in rete e fuori della rete, è oggi indispensabile prendere atto del fatto che siamo infine approdati almeno a due sponde dirimenti. A quanto pare, solo strada facendo cresce sotto i nostri piedi il cammino e, infine, si conosce la mèta.

La prima sponda: è sotto i nostri occhi l’inganno perpetrato ai nostri danni da tutta la cultura ufficiale, pregressa e soprattutto odierna, dell’Occidente, del movimento operaio moderno e perfino dal marxismo storicamente esistito, una temibile Triplice ideologica che è assolutamente necessario abbandonare al suo muto destino.

La seconda sponda: per nostra fortuna, siamo giunti anche alla definizione di una serie di nuovi concetti che ci mettono in grado di guardare con occhi diversi al mondo attuale e quanto meno di avviare un’analisi del capitale, della sua società e della formazione capitalistica mondiale completamente diversa rispetto al passato.

Quando si avvia un’impresa simile, è inutile fare sfoggio di falsa modestia. Del resto, è meglio rischiare di essere tacciati di supponenza che ignorare o sottacere lo stato delle cose. D’altro canto, si parva licet, la proverbiale, multipla arroganza della scienza odierna, la macchina intellettuale più potente delle società contemporanee, fa letteralmente impallidire i nostri ben più modesti intenti. Basti pensare ai suoi molti volti:

arroganza della fisica:

Se Dio esiste, prima o poi la fisica lo troverà

(Frank Tipler),

arroganza del suo potere:

Imre Lakatos: <<la scienza non è un’assise democratica!>>,

arroganza di casta protetta dal segreto

(i <<Jason>> statunitensi),

arroganza della impunità garantita dalla corporazione

(W. Broad-N. Wade, H. Judson),

arroganza persino politica quando la si presenta come scuola di democrazia

(ultimo in ordine di tempo Gilberto Corbellini)

Per rendere espliciti i nostri intendimenti e precisarli, nei limiti del possibile, vogliamo da subito inventariarli in almeno tre grandi classi descrittive.

A) Insoddisfazione

per le vecchie analisi del marxismo storico in tutte le sue varianti anche odierne, divenute del resto ormai mere dottrine (e persino cattedratiche), incorporatesi stabilmente nel sistema accademico e professorale delle Università. A loro tempo furono persino compendiate in Manuali di economia politica, in Dispense per gli studenti, in Corsi per le scuole quadri di partito. Furono ridotte, in altre parole, a “istruzioni per l’uso” o catechismi da mandare a memoria.

Oggi nozioni come materialismo storico, materialismo dialettico, socialismo scientifico, realtà oggettiva, mondo esterno, lotta di classe come lotta politica, antagonismi di classe, contraddizioni oggettive, sviluppo economico necessario, e un’intera folla di altri concetti del passato marxista (crollo necessario del capitalismo, progresso e socializzazione crescente delle FP, transizione al comunismo, ecc.), sono divenute irrimediabilmente obsolete e vanno sostituite con altre e diverse spiegazioni del mondo:

chi ancora oggi le caldeggia quali chiavi di lettura del reale, mente sapendo di mentire

(del resto, anche se non lo sa, mente lo stesso);

per gli attuali punti di vista o paradigmi, di norma accademici e quindi del tutto integrati nella cultura delle società capitalistiche odierne, che occupano la scena intellettuale dell’Occidente (geopolitica, sociologia, filosofia, economics, ecc.) e che in qualche modo vorrebbero dar vita ad un’alternativa rispetto al dominate pensiero ufficiale liberal-democratico. Ne sono invece degli ingredienti gregari, specie rispetto alla scienza. D’altra parte, poiché in ultima analisi ne fanno parte, non possono, neanche se lo volessero, trasformare la sua natura:

si può cambiare il sistema se si è il sistema?

B) Finalità

è nostro intento prendere definitivamente le distanze da tutta la cultura pregressa dell’Occidente, presunta alternativa o meno, per capire come siano cambiate le società odierne: la loro struttura sociale, i meccanismi di controllo, l’egemonia dei dominanti, i mutamenti della informazione, la trasformazione dell’opinione pubblica, la diversa architettura del potere-dominio, le nuove funzioni del potere politico e dello Stato, ecc.;

c’interessano soprattutto le odierne trasformazioni del mondo sociale – interne alle singole formazioni sociali e ai diversi paesi – e le cause più profonde dell’attuale confronto-scontro delle grandi potenze nell’epoca contemporanea;

► questo per poter contestualmente metterci in grado di capire il funzionamento complesso dell’attuale ordine mondiale, le sue dinamiche, le sue forze motrici e le sue tendenze nel lungo periodo a dimensione planetaria.

C) Turning points

è nostro primario interesse spiegare natura e funzione del pensiero scientifico nel dare forma ai sistemi di conoscenza dei soggetti societari e persino al senso comune della vita quotidiana, il suo ruolo nell’ambito del complesso militare-industriale-accademico attuale, il suo fondamentale compito nel dare vita all’intera forma mentis degli individui sociali;

altrettanto importante è render conto in maniera originale della natura e delle funzioni della teologia all’interno delle società contemporanee, in ragione del fatto che nel sofisticato mondo simbolico dell’ideologia essa ricopre un ruolo fondamentale nel supportare e corroborare il libero arbitrio dei soggetti fatti nascere a suo tempo dal capitale.

L’attuale sistema di potere della Chiesa, nato dalla dottrina biblica e cresciuto poi in particolare col modo di produzione capitalistico, rappresenta oggi sia l’incarnazione delle sue origini allegoriche, sia uno dei più potenti pilastri dello stesso capitale;

da questo punto di vista, uno degli obiettivi più rilevanti del Centro studi è senz’altro quello di riscrivere o reinterpretare la natura del modo di produzione capitalistico. È questa infatti la fonte storica da cui poi sono derivate una serie di caratteristiche del mondo in cui viviamo:

natura della storia,

natura della realtà,

pensiero versatile,

doppio livello di realtà,

gli individui come soggetti e funzionari del capitale,

agire politico delle classi,

potere politico,

ruolo degli arcana imperii,

nuovo ruolo dei Megamedia nel secernere schemi di fumo ad uso e consumo delle masse,

e una folla di altri istituti funzionali alle classi dominanti;

per poter spiegare tutti questi domini in maniera coerente e originale, diversa dagli innumerevoli stereotipi correnti, diffusi a bella posta dalle floride istituzioni culturali dell’Occidente (sistemi formativi inferiori e superiori, Foundations, Accademia, Network, Press, ecc.) e incorporati anche nelle interpretazioni alternative, è necessario riconsiderare in modo radicalmente diverso tutto quanto, così da potersi intellettualmente distinguere in maniera netta e significativa da tutto il nostro passato più remoto e dai modelli ancor oggi imperanti. Dobbiamo liberarci una volta per tutte di questa tutela e abbandonare al loro destino queste ideologie di sistema. Per poterlo fare nella maniera migliore possibile è indispensabile rivoltare come un guanto tutte le nostre previe credenze e mettere in discussione tutto quanto, persino le convinzioni più radicate e apparentemente solide (astutamente forniteci d’altra parte dall’attuale società attraverso la nostra previa educazione e altri meccanismi pedagogico-didattici atti all’uopo);

per poter anche solo sperare di riuscire in questa impresa bisogna in primo luogo rileggere e studiare il mondo e provare a mettere nelle nostre mani gli strumenti, ovvero far emergere set adeguati d’idee, in grado di portarci verso altri lidi e un nuovo pensiero in grado di fuoriuscire dalla invisibile gabbia che ci è stata costruita intorno e che consta essenzialmente della stessa nostra mente preformata.

In effetti, non sono le sue sbarre e recluderci: siamo noi stessi che ne chiudiamo le porte invisibili ogni volta che pensiamo con le vecchie categorie del passato. Un altro astuto modo per vietare ai soggetti qualunque, sempre possibile, fuoriuscita dalla loro prigione dorata.

Ciò che “operativamente” ci serve adesso, e ancor più ci servirà in futuro, è la forza dell’immaginazione che nasce dalla consapevolezza di quanto sopra e che si alimenta di barlumi di pensiero appartenenti ad una forma di vita già diversa. Eccoli in un grumo acerbo e in ordine (speriamo) diversamente logico:

– gli umani non sono i signori del mondo: sono parte della vita stessa e la servono come tutti gli altri viventi;

– non hanno quindi il diritto di separarsi in quanto tali né dalla “natura” di cui fanno parte né dalla “natura” che hanno fabbricato;

– il loro arbitrio non è libero: si fonda dentro i confini della partecipazione alle comunità territoriali tra loro legate;

– la loro autonomia non si fonda sul principio-volontà bensì sulla ricerca di un equilibrio all’interno degli ecosistemi diversi che si possono ricreare;

– questo equilibrio che fa vivere la società espunge da sé l’economia e l’orizzonte del calcolo economico: smettendo di creare economicamente la penuria l’equilibrio garantisce a tutti il meglio possibile e, comunque, più del necessario;

– la conoscenza che questa immaginazione “dal tetto alle fondamenta” ci suggerisce diviene salto dopo salto un vero e proprio differente pensiero scientifico;

– i pensatori di questa nuova “scienza” non saranno né un’élite né una casta: faranno la stessa vita degli altri e avranno più o meno il tempo degli altri per pensare e scrivere;

– fra loro ci saranno anche, e forse anzitutto, i “poeti”.

Per cominciare, il Centro organizzerà i suoi corsi di studio e di riflessione intorno ad alcune grandi aree monografiche che verranno indagate mediante sessioni dialogiche, scritture immaginative, incontri artistici e musicali: tutto questo a partire dalla prossima primavera e in date da concordare con quanti vorranno partecipare.

Aree di ricerca e di studio

  1. Lo studio del modo di produzione capitalistico:

le sue origini, la sua logica specifica, i suoi meccanismi di riproduzione;

  1. L’analisi del pensiero scientifico:

la sua natura, le sue tendenze, le sue funzioni in società, il suo ruolo nella riproduzione del capitale, la sua simbiosi con la teologia;

  1. La logica dell’agire politico e la natura del soggetto contemporaneo:

la loro origine, la loro natura, le loro funzioni;

 

  1. Le istituzioni del potere ufficiale nella società del capitale:

Stato, arcana imperii, democrazia, consenso, egemonia, dissenso fabbricato, opposizione fittizia;

 

  1. Le trasformazioni del sistema dell’informazione:

la nascita dei Megamedia;

  1. Natura e Pensiero:

come essere e conoscenza coincidono

 

Per poter anche solo affrontare con spirito aperto simili questioni, dobbiamo naturalmente presupporre persone che vogliano pensare da sé. E che siano interessate ovviamente a comprendere la realtà in maniera originale e differente rispetto agli stereotipi odierni e alle vecchie visioni del mondo della cultura occidentale. Ci piace citare, a questo proposito, un aforisma del nostro mentore intellettuale, che facciamo nostro, e che è anche un sottile monito scettico:

dobbiamo tenere gli occhi ben aperti per poter vedere le cose come sono,

ma ancor più aperti per poterle vedere diverse da quello che sono.

Juan de Mairena

A nome e per conto del Centro Studi Juan de Mairena

(Bologna, marzo 2012)

Emanuele Montagna

Franco Soldani

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