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Il capitale finanziario al governo

 

Con i due scritti iniziali di Franco Soldani ed Emanuele Montagna prende avvio l’attività del Centro studi “Juan de Mairena”. Altri ancora ne seguiranno. Nel primo presentiamo l’ultimo lavoro di Franco Soldani, offrendo qui di seguito agli utenti una serie di estratti che introducono da subito il lettore in medias res, portandolo per mano laddove nessun organo d’informazione – il criptonimo con cui i Megamedia presentano se stessi alla opinione pubblica – lo condurrebbe mai. Facendogli vedere quello che nessuna agenzia di stampa o Network privato e pubblico gli mostrerebbe mai. Il saggio, nella sua forma integrale, è consultabile sul sito del Centro (http://www.faremondo.org/centrostudimairena).

Nei prossimi mesi verranno pubblicati altri contributi della piccola comunità di studiosi e delle persone che fanno parte del Centro e che con le loro analisi tengono vivo un pensiero alternativo a quello dominante, nella convinzione che sia possibile apprendere a ragionare differentemente, con mente diversa, rispetto agli innumerevoli stereotipi interessati che, come virus ad alto contagio, circolano in ogni singolo tessuto della società odierna, colonizzando ogni suo sottosistema.

Il capitale finanziario al governo

Cartografia della palude italiana

 

Franco Soldani

Novembre 2012

 

Quel che può esser detto,

deve essere detto in modo chiaro.

L. Wittgenstein

 

Indice

 

Introduzione

1. Metamorfosi molto poco naturali

2. Dramatis personae: alcuni profili dei fiduciari del CF

3. Cosa ci dice la composizione del gabinetto Monti

4. La palude politico-sociale italiana attuale

5. Le funzioni dei Megamedia

6. Una charade grottesca

7. Imposture a gogò

8. Disegni (s)velati

9. Il volo di Icaro ovvero come provare a volare senza ali

10. Le origini della palude

11. Steve Pieczenik ovvero l’ufficio propaganda della CIA trasloca al Viminale (in cui, del resto, è sempre stato di casa)

 

Le premesse

Viviamo oggi, in Italia e nelle società occidentali più in generale, in una sorta di palude storico-sociale e intellettuale, come rane in uno stagno, sprofondate nelle sue acque, immote come una sorta di mondo da incubo di Plotino. Solo le nostre froge ne sono fuori, per ovvie ragioni. Siamo sepolti fino al collo nella melma con appena la testa fuori del brago per respirare. Intorno a noi il nulla, il deserto. Non una folata di vento, un’increspatura della superficie, una voce umana di protesta contro il vuoto, il rombo lontano magari di un qualche fortunale in arrivo. Neanche una sua eco.

La palude, oltretutto, distilla dal suo fertile grembo, moderna malebolge ribollente di spazzatura, nuovo liquame ancora e si alimenta del suo stesso pattume, trasudandone di nuovo dai suoi infiniti pori, senza sosta, sversandolo – maleodorante organismo in moto perpetuo – poi all’interno delle proprie plaghe. Tutto quello che affiora dal suo seno e fluttua sulla sua superficie – brandelli di società, Network, stampa, agenti del capitale, giornalisti (..«questi leccaculo che mi fanno vomitare», diceva Gaber), sventure umane, ex comici diventati movimento a più stelle, e quant’altro – fa parte dei suoi liquidi corporei e rappresenta lo spurgo del suo metabolismo più intimo. «È la cosa più orribile che abbia mai visto in vita mia», come ebbe a dire Groucho Marx dando un’occhiata più attenta ad Hollywood, dove viveva. Chissà cosa direbbe oggi se potesse vedere l’Italia attuale. Cloaca massima a cielo aperto.

Come siamo arrivati a questo punto? Che cosa ha reso possibile questa nostra miserrima condizione? Quali sono le cause e i soggetti che si sono resi responsabili del suo avvento? Una qualche fonte deve aver infatti avuto agio di secernere lo stato delle cose in cui versiamo. Altrimenti, ovviamente, non ci troveremmo dove siamo.

La cosa si spiega in parte ovviamente col fatto che la società del capitale, a modo di produzione capitalistico, si difende da sola e da sola attiva i processi e i meccanismi che hanno lo scopo di proteggerne funzionamento e riproduzione. In modo del tutto particolare, poi, essa secerne dal proprio interno le istituzioni, le funzioni e gli uomini – dati soggetti destinati allo svolgimento di determinati compiti di governo del sistema complessivo – deputati ad incarnarne la natura e ad assicurarne la tutela. Con tutti i mezzi. Anche tramite il crimine, naturalmente.

Per questo niente vi avviene in modo casuale. Del resto, come ha precisato René Thom, il famoso matematico inventore della “teoria delle catastrofi”, il caso non esiste. Infatti, se l’attuale è una società ordinata, va da sé che il suo ordine non può essere stato il frutto di eventi fortuiti. Dunque, alcune cause specifiche responsabili della nostra infelice situazione devono esistere. Scopo di questo scritto è precisamente di additarle, se possibile, e disegnarne una breve cartografia, per quanto imperfetta essa possa poi magari apparire.

 

I fatti

Innanzitutto, dobbiamo constatare che il Capitale Finanziario (CF), nelle persone di alcuni suoi fiduciari di rango, è oggi andato direttamente al governo della cosa pubblica e dei poteri dello Stato, saltando a piè pari la tradizionale mediazione del suo personale politico, tra l’altro grazie ad una decisione dell’attuale Capo dello Stato. Vedremo più avanti cosa ciò significhi. Dicasteri economici cruciali, Network, Forze Armate, Arcana Imperii e servizi di intelligence (da sempre del resto in Italia una succursale della CIA, secondo Sergio Flamigni: cosa logica, del resto, visto che l’Italia è una colonia USA, crivellata di servitù e basi militari, perlomeno dal 1943), ecc., sono ora nella piena disponibilità dei suoi funzionari.

Il fenomeno non è nuovo ovviamente nella storia più recente dell’Occidente, giacché già con l’amministrazione Bush Jr. i rappresentanti statunitensi del CF erano entrati massicciamente, sempre in posizioni chiave, nel suo governo. Vi sono ancora, del resto, nell’attuale esecutivo, e con le stesse funzioni dirimenti. Di qui, tra le altre cose, il carattere cruciale dell’11 Settembre 2001 per i loro disegni geopolitici mondiali e i loro deliri di «full spectrum dominance».

Del resto, per comprendere questo fatto non c’è bisogno di risalire al Pnac e alla sua New Pearl Harbor, che è la fonte più prossima del 911. È sufficiente fare mente locale ad un icastico epigramma di David Rockefeller: «Siamo sull’orlo di una trasformazione globale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la “giusta” crisi globale e le nazioni accetteranno il Nuovo Ordine Mondiale».

L’attuale esecutivo nazionale non è altro che la tardiva copia conforme di tali tendenze. L’Italia si è solo adeguata. In ossequio naturalmente alle raccomandazioni ancora del fondatore della Trilateral: «La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati».

Al momento, è certo possibile che nel nostro paese sia in corso una sorta di esperimento politico volto a verificare la fattibilità anche europea del modello statunitense. Forse si è pensato che la situazione fosse ormai matura. Siamo stati del resto per decenni una sorta di poligono militare e socio-economico degli Stati Uniti nel passato, e sul nostro territorio si sono sperimentati così tanti test di psycological warfare, che ci sarebbe davvero ben poco da sorprendersi se anche oggi ci si volesse utilizzare per quegli scopi. Esemplare, a questo proposito, la confessione di William Colby, dal 1953 al 1958 capostazione Cia nel nostro paese, e direttore della Compagnia dal 1973 al 1976. Per la sua unicità, vale davvero la pena incorniciarla a futura memoria:

«L’Italia è stato il più grande laboratorio di manipolazione politica clandestina [dell’intero Occidente]. Molte operazioni organizzate dalla CIA si sono ispirate all’esperienza accumulata in questo Paese, e sono state utilizzate anche per l’intervento in Cile».

 Se vi fossero per caso ancora dubbi in merito, lo studioso Arthur Rowse, nel suo basilare Gladio. The secret US war to subvert Italian democracy, un saggio che sarà oggetto di un’analisi più approfondita, come merita, nel 10° Paragrafo, ci mette nuovamente al corrente dell’effettivo stato delle cose: nell’Italia del dopoguerra, infatti, «gli agenti statunitensi e i loro surrogati italiani presero ben presto il controllo di agenzie governative chiave, riducendo la democrazia italiana a poco più che un banco di prova delle aggressive tattiche della CIA e della Casa Bianca». C’è poco da meravigliarsi del fatto che il nostro paese sia poi stato funestato da una serie interminabile di lutti e ridotto nello stato in cui lo vediamo oggi.

 

Cosa ci dice l’attuale governo

Sembrano non esserci dubbi in merito all’effettiva natura della compagine governativa odierna. I vertici dell’attuale esecutivo presentano alcune caratteristiche distintive che ci permettono di disegnarne una sorta di carta d’identità, come forse è sotto gli occhi di tutti.

Organigramma del

CF

Connotazioni dei diversi personaggi:

 

a) sono tutti esponenti del CF Usa, legati per mille fili coi vertici dei sistema industriale-finanziario-militare-accademico statunitense, di cui sono rappresentanti in Italia e in Europa e di cui veicolano in questi ambiti le strategie (anche in proiezione internazionale ovviamente);

 

b) i vertici del governo attuale sono poi intrecciati tra loro tramite le funzioni svolte nei loro singoli Istituti bancari (Passera, tramite Intesa Sanpaolo, è addirittura il maggior azionista di Banca d’Italia! In teoria, sarebbe il datore di lavoro di Draghi);

 

c) tutti presentano stretti legami sia col Vaticano (che come Monarchia ecumenica in veste talare ha anche una sua banca mondiale – lo IOR ►La chiesa non si può mica dirigere solo con le ave maria diceva Marcinkus! – ed è dunque integrata nel sistema planetario del CF), sia con la Confindustria del nostro paese e in particolare coi vertici ovviamente degli industriali italiani (Fiat, Pirelli, Del Vecchio, ecc.) e di Confindustria;

 

d) tramite Draghi, e quindi la Banca d’Italia e il sistema finanziario italiano (Mediobanca in testa probabilmente), a sua volta alleato con la grande industria privata e pubblica, il CF nazionale e soprattutto USA si trova dunque ora alla sommità del circuito finanziario e creditizio occidentale, al vertice dell’alleanza tra CF statunitense e grandi potenze europee (F, GB e G);

 

e) sia Monti sia Draghi, sia in Italia sia in Europa, sono ora chiamati a realizzare disegni socio-economici e finanziari funzionali sia agli USA, sia agli interessi della suddetta triade continentale, sia infine agli interessi nazionali ovvero delle classi dirigenti del nostro paese.

 

La natura della palude

 La forza d’attrazione combinata di tutti i puzzolenti milieu di cui consta la palude attuale supera persino quella della gravità, e oltre a tenerci incollati ai loro insalubri habitat, altamente ostili ad una sana vita intellettuale della mente, riesce persino a farci sprofondare nelle loro sabbie mobili, come una sorta di Maelstrom patrio senza ritorno alcuno. Se potesse vederlo, lo stesso Poe ne sarebbe probabilmente inorridito.

La pressione e la forza di soffocamento di questo lercio brago di materia graveolente, capace di sprigionare dai suoi molti orifizi rettali soffocanti miasmi neuroletali, rendono quasi una mission impossible per i comuni mortali coltivare e far sbocciare un pensiero alternativo in grado di raggranellare un qualche ascolto da parte della gente. Intento proibitivo di sicuro, ma forse non del tutto irrealizzabile se si fa mente locale al 20-30% dell’elettorato che non vota, disgustato e indignato ma anche purtroppo disorientato e diviso da tale stato delle cose, senza nessuno che tiri le fila di un possibile coordinamento d’intenti. Nessun lume sembra infatti brillare nel «fummo del pantan».

Oltretutto, la palude fa naturalmente di tutto perché le cose rimangano come sono e il brago possa continuare a pascersi della sua stessa melma e crescere di volume, fino a tracimare oltre le sue nauseabonde sponde e dilagare coi suoi liquami dappertutto. Nondimeno, se il partito-azienda di Berlusconi negli anni passati ha svolto con vocazione naturale, quasi d’ufficio si potrebbe dire, le sue funzioni vassalle nei confronti del CF statunitense e continentale, tutte le formazioni a destra del Pdl, in senso orario, nel diagramma soprastante sono ancora più servili dei precedenti fiduciari.

 

Funzione e natura del Megamedia

La rivoltante creatura con cui siamo oggi confrontati ha naturalmente anche un suo personale Dott. Rotwang che la tiene in vita, le presta assidue cure parentali e come il “Quinto figlio” della Lessing la manda per le strade del mondo a seminare i suoi afrori e le sue calamità. Senza la sua assistenza clinica, ovviamente, non andrebbe lontano. Nella fattispecie, l’artefice responsabile della sua attuale presenza sulla scena pubblica italiana e occidentale, e dunque delle nostre sventure, ha un nome: si chiama Megamedia (MeMe).

Questo conglomerato di agenzie della cd informazione, variante più recente dell’ufficio propaganda fide di vaticana memoria, che secerne nebbia in modo naturale come un aracnide la sua ragnatela, è in effetti la prima causa dell’esistenza della palude. Rappresenta lo staff clinico a cui spetta il compito di far funzionare le macchine che la tengono vigile e attiva, che la fanno pulsare in tutta la sua repellente avvenenza. Se qualcuno staccasse la spina, il brago finirebbe di vivere. È solo con spinto accanimento terapeutico che se ne prolunga l’esistenza.

I MeMe, la cui famiglia ha solo una concordanza casuale con i «meme» di Dawkins, virus sociali in grado di contaminare mezzo mondo e di scatenare incontenibili pandemie, si identificano in genere con i grandi Network globali, la stampa di ogni tipo, l’Accademia che con i suoi floridi e molecolari atenei diffusi su tutto il globo (86 solo in Italia) ha il monopolio indiscusso della formazione intellettuale delle nuove generazioni. Come si è visto, i primi due sono nella disponibilità dell’attuale governo, mentre il terzo settore è ciò di cui in pratica consta l’esecutivo.

Se la televisione di Stato nel nostro paese è in modo naturale un ufficio governativo, i grandi mezzi dell’informazione stampata potrebbero invece dare l’impressione di rappresentare la libera voce dei loro direttori e opinionisti, come se questi fossero indipendenti dalla proprietà. Questi ultimi, d’altro canto, è così che si presentano ai loro lettori. Non occorre scomodare John Swainton, penso, per capire che la realtà è tutt’altra, e capovolta rispetto al cliché.

 

Dalla charade alle imposture: un’unica linea retta

 Giusto per non privarci di niente e per renderci conto pienamente dei letali vortici gassosi che si sollevano dalla palude per non far mancare al terreno circostante la sua dose giornaliera di miasmi e nutrire così di nuova melma il suo brago, conviene prestare la dovuta attenzione ad un’altra sua recente eruzione lutulenta. Non passa giorno infatti che il CF patrio non secerna per noi, dai suoi molti pori corporei, uno spurgo di nuovi liquami. Lo fa, come al solito, utilizzando uno dei suoi orifizi anali preferiti: la Repubblica (capofila di una serie di testate fotocopia, persino del Corriere che a rigore l’ha preceduta nel tempo: d’altro canto, come dice Borges, ogni giornale veramente importante crea i propri precursori!).

È questo giornale, infatti, ad aver dato il via, lo scorso agosto, ad una presunta polemica sugli atti del Presidente della Repubblica contro la Procura di Palermo i cui unici intenti erano quelli di confondere le acque e rendere impossibile ai comuni mortali di capire alcunché – ovvero il reale oggetto del contendere – nell’apparente controversia tra i due poteri dello Stato.

Per poter arrivare invece a comprendere la vera e più profonda posta in gioco dell’intero affaire, invisibile nella ragnatela che è stata disegnata per noi dai vari attori che hanno preso parte alla rappresentazione, bisogna intanto tener presente il fatto che l’ascesa al potere, nella persona di Monti e del suo staff, del CF italiano e suo tramite del CF statunitense e della Triade UE, è stata intanto resa possibile solo da una decisione discrezionale del presidente della Repubblica, senza che il governo in carica all’epoca dei fatti fosse mai stato sfiduciato dalle Camere, come vuole la Costituzione.

Se questo è l’antefatto più recente dello stato delle cose odierne e la cornice preliminare che ha reso possibile l’ascesa del CF direttamente al governo (e la cornice diceva Chesterton, e come dargli torto!, è la parte più importante del quadro), neanche lontanamente discusso e anzi completamente omesso, oltre che da Scalfari & Co., anche da Zagrebelsky (al contrario, come si è visto, Mauro l’ha ritenuto uno dei maggiori meriti di Napolitano), vi sono tuttavia ancora altri fatti della nostra storia repubblicana che sono stati completamente ignorati e accantonati da tali esimi personaggi. E si capisce facilmente perché. Per poterlo fare non c’è che da prendere in considerazione i fatti constatati. Giudichi il lettore da sé.

 

Come provare a volare senza ali

(cercando di non stramazzare)

L’unica strada ancora percorribile sembra quella delle talpe che scavano cunicoli e gallerie sotterranee in attesa, un giorno o l’altro, di poter rivedere la luce del sole, portando così in superficie il patrimonio di conoscenze nel frattempo accumulato. Del resto, si potrebbe sempre incontrare qualche altro superstite che come noi, da qualche parte, ha continuato il suo indefesso lavoro di scavo. Forse, dopo tutto, il capitale non è poi, come sostiene il poeta, «la devastante ruspa che si dice». Quando spiana il suo mondo, continua Montale, «lascia sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli»: sempre «c’è chi sopravvive». La speranza è di poterlo trovare tra quei 9.4 milioni di persone (o giù di lì) che non sono incapsulate nel brago.

D’altronde, oltre alle inarrivabili allegorie della grande lirica, per nostra fortuna una qualche suggestione ci viene anche dai vertici della scienza contemporanea (che in parte ci descrive la sua condizione nell’epoca del capitale). Se la seguiamo nei suoi sofisticati ragionamenti, in effetti, si dovrebbe capire meglio quale duplice legame ci incolla alla società odierna.

Il capitale, infatti, rappresenta per noi ciò che il codice genetico è per gli organismi. La vita di questi ultimi, ci spiega François Jacob nel suo fondamentale Le jeu des possibles, «è determinata» completamente dal loro sistema genetico, tanto che il loro genoma fissa in anticipo persino la durata massima della loro esistenza. Ogni essere vivente, così, «si forma mediante l’esecuzione di un programma inscritto nei suoi cromosomi» e questi ultimi contengono, inscritti nel DNA, «tutti i piani che governano lo sviluppo del futuro organismo, le sue attività, il suo comportamento» (le sue condotte e la sua mente avvenire).

Nondimeno, se nelle specie più semplici tutto «è determinato in maniera strettissima dai geni», nell’uomo «il programma genetico diviene meno vincolante» e gli lascia «delle possibilità di scelta», dandogli «una certa libertà di risposta». Il fatto, per noi cruciale, è che come ogni organismo «l’essere umano è geneticamente programmato, ma è programmato per apprendere» e può dunque sviluppare una sua personale attività cognitiva finalizzata a comprendere il mondo e se stesso al suo interno (della natura e della società). Da questo punto di vista, «le performance intellettuali che si possono osservare in un individuo non riflettono direttamente lo stato dei suoi geni». Tutto il contrario.

Proprio in virtù del fatto che siamo suoi fenotipi naturali, non siamo una perfetta emulazione del nostro genoma: se lo fossimo, infatti, non saremmo qui a dirlo. Il capitale, nota il poeta, «gratta il fondo come una rete a strascico con qualche strappo e più di un pesce sfugge». Siamo molto probabilmente noi questa specie ittica. Come per tutti gli organismi intelligenti, continua Jacob, «trovare un ordine nel caos del mondo» è ben presto diventato nel corso dell’evoluzione un must anche per il genere umano e a sua volta ci si è convinti che «spiegare un fenomeno vuol dire considerarlo come l’effetto visibile di una causa nascosta, legata all’insieme delle forze invisibili che si suppone reggano il mondo».

Questa innovativa démarche fuoriesce completamente dalla complessa e infida logica del fattuale prima presa in considerazione, giacché essa lascia un grande spazio all’immaginazione onirica soggettiva nella definizione delle nostre rappresentazioni del mondo. «Contrariamente a quello che spesso si crede», precisa il biologo francese, «l’analisi scientifica non consiste semplicemente nell’osservare e nell’accumulare dei dati sperimentali per dedurne poi una teoria». Una simile concezione la possiamo lasciare a Popper e ai filosofi suoi epigoni. All’opposto caso mai. Infatti, per poter attribuire un qualche valore a una qualunque osservazione «bisogna già possedere, sin dall’inizio, una certa idea di ciò che è osservabile». Senza questo prerequisito non sapremmo neanche da dove cominciare. Ecco perché «nella ricerca scientifica è sempre la teoria che ha la prima parola».

Ergo: «la ricerca scientifica prende sempre le mosse dall’invenzione di un mondo possibile», una souplesse intellettuale che rappresenta per noi un vantaggio evolutivo di non poco momento, visto che essa tanto ci «permette la creazione mentale di mondi possibili», quanto a sua volta consente a «ciascuno di noi di vivere in un mondo “reale” che è costruito dal nostro cervello».

Se invece di genoma scriviamo mdpc e al posto di fenotipo mettiamo individuo contemporaneo, si dovrebbe capire meglio perché la logica pervasiva del capitale, pur immensamente potente rispetto a noi, non riesca a padroneggiare completamente la mente soggettiva (che pure ha insito nello stesso nome che porta il suo asservimento a qualcos’altro). Se ci fosse riuscito, oltretutto, non saremmo ovviamente qui a discettare della cosa. In fin dei conti, siamo pur sempre e rimaniamo, a dispetto di ogni Grande Inquisitore presente ed avvenire, «una schiatta sediziosa» (perlomeno a livello cognitivo).

 

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