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Un nuovo libro sul caso Moro e non solo: Friendly fire

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cop_friendly_interno È appena uscita sul sito del Centro studi Juan de Mairena un’ampia sintesi del saggio di Aurelio Macedonio Aldrovandi, Friendly fire. Il sequestro Moro come false flag operation orchestrata dagli USA, Faremondo, Bologna, 2014. Ignorata giustamente da tutti i media italiani per la sua originalità, la ricerca dello studioso italo-spagnolo ci presenta un quadro in parte inedito delle circostanze e dei fatti documentati che si trovano dietro le quinte di uno dei più efferati delitti politici del Novecento e ne spiegano le cause. Il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro è stato un inside job che ha ridotto in cenere lo Stato di diritto italiano e uno spartiacque storico che fa impallidire la ennesima  svolta autoritaria in atto nel nostro paese oggi (portata avanti, si noti la cosa, dal PD: un OGM politico d’importazione statunitense, un’autentica specie monstre, che neanche il dott. Frankenstein sarebbe riuscito a creare nel suo laboratorio di Ingolstadt). Il fatto poi che la Repubblica nata dalla Resistenza sia stata del resto subito resa un colabrodo istituzionale da una serie di eventi, noti e segreti (al tempo, ma emersi in seguito in piena luce), pianificati addirittura sin dal primo dopoguerra e mandati subito ad effetto con la conclusione del conflitto, fa apparire l’attuale difesa della Costituzione da parte di accademici giureconsulti e giornali di presunta opposizione più come l’ennesima operazione politica di una fake opposition che una reale alternativa allo stato di cose esistenti. Se il caso Moro è stato organizzato e gestito dagli USA tramite i loro fiduciari italiani ed europei, attraverso i servizi segreti dello Stato costituzionale e repubblicano e l’attiva collaborazione delle agenzie di intelligence addirittura dell’intero Occidente, inglesi, francesi e tedesche in testa, il suo obiettivo, rivela Aldrovandi, è sempre stato quanto meno duplice.

  1. Innanzitutto, il suo primo scopo è sempre stato la cancellazione del Pci dal panorama politico italiano e internazionale, obiettivo a cui del resto questo partito, trascinato in questo dalla sua stessa logica interna, ha dato paradossalmente un contributo attivo di primo piano attraverso la condotta del suo gruppo dirigente. Si segua nel volume di Aldrovandi la documentata dimostrazione di questo fatto.
  2. In secondo luogo, tramite anche soggetti come Biscaretti di Ruffia, Carlo Azeglio Ciampi, Ferruccio Parri, e uno stuolo di altri personaggi provenienti dalle polizie di Mussolini, dal SIM sabaudo e dalle agenzie NATO infiltrati nelle strutture dello Stato ai vertici delle FFAA e dell’intelligence patria, si era intenzionati anche a liquidare ogni velleità d’indipendenza da parte della colonia italiana rispetto ai suoi nuovi signori e padroni: l’Italia come potenza regionale, paese ponte con il Medio oriente e il mondo arabo, sovranità monetaria, ecc., insomma la difesa degli interessi nazionali, inconcepibile e inammissibile per il dominus geopolitico statunitense. Missione perfettamente compiuta anche in questo caso.

Insieme al chiarimento di queste due dirimenti circostanze, il saggio di Aldrovandi mostra anche quali subliminali tecniche di brainwashing siano state usate dai registi dell’operazione per dissuadere preventivamente – col calvario di Moro, una moderna tragedia in più atti su un palcoscenico all’aria aperta (col suo décor visibile e il suo invisibile backstage), debitamente amplificata dai media del tempo – eventuali nuovi soggetti politici intenzionati a proseguire sulla strada dei loro predecessori. I deterrenti simbolici e letterali a futura memoria usati nel caso Moro, sono stati così efficaci, terrificanti com’erano, che dal quel momento in poi a nessuno – tanto meno ovviamente alla DC di allora, un partito che è sempre stato in definitiva una creatura geopolitica degli Stati Uniti e che non avrebbe dovuto neanche immaginare di poter mettere il bastone tra le ruote alle decisioni dei nuovi dominanti – è più venuto in mente di concepire l’Italia come un paese sovrano. Controversa, discutibile, criticabile quanto si vuole, la ricostruzione di Aldrovandi è comunque una delle poche analisi controcorrente che, oltre a tener conto dei fatti più rilevanti e delle circostanze accertate, disegna anche la più ampia cornice ideologico-politica, in particolare dentro e fuori il Pci, che rese possibile la realizzazione dei disegni USA a danno della sinistra e del movimento operaio dell’epoca, portando alla luce nuovi elementi di verità. Scusate se è poco, avrebbe detto Totò.

Il libro nella sua versione integrale si può ordinare qui: edizionif@faremondo.org oppure scrivendo a redazionef@faremondo.org.

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